fare e disfare è tutto un lavorare

non so se sia più adatto questo vecchio adagio oppure il più classico “chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato” per sintetizzare la situazione che stiamo vivendo (mi riferisco al mondo dell’auto-trasporto ed alle sue leggi sempre più incomprensibili).
Facciamo una breve storia?
Una volta esistevano le tariffe a forcella (un modo per fissare, per legge, le tariffe camionistiche).
Poi intervenne l’antitrust (prima quello italiano e poi quello europeo) e le dichiarò illegali.
Allora qualcuno si inventò le tariffe minime, sostenendo che non si possa vendere un servizio ad un prezzo inferiore di quello che sia il costo.
Peccato che questo sia il problema di tutte le aziende e la capacità di NON andare sottocosto sia proprio ciò che permette ad un’azienda di avere successo mentre un’altra fallisce.
Ecco dunque una nuova invenzione: legare il minimo tariffario ad una generica connessione con la sicurezza.
Nessuno può vendere un servizio senza ottenere un corrispettivo che gli permetta di rispettare le leggi che riguardano la sicurezza.
Anche questo è un problema di tutte le aziende: TUTTE le aziende devono rispettare le leggi, organizzarsi secondo le procedure previste dalle normative sulla sicurezza e fare in modo di produrre utili e non perdite.
Ma tant’è, l’autotrasporto ha potuto usufruire di una corsia preferenziale e quindi è passata la legge che istituisce le TARIFFE MINIME DI SICUREZZA.
Portando sulle spalle del committente l’onere di accertarsi che le tariffe quotate dall’autotrasportatore siano SUPERIORI a quel minimo legale.
Cioè, se io chiamo un autotrasportatore e gli chiedo quanto mi faccia pagare per un qualche trasporto, e lui mi quota un prezzo, poi debbo io farmi parte diligente per andare ad accertarmi che mi abbia passato un prezzo SUPERIORE al minimo previsto dalla legge.
Se non lo faccio (e se il prezzo risulterà poi essere INFERIORE a quel minimo) io divento “colpevole” per il mancato rispetto della legge e devo pagare la differenza a suo favore.
Ovviamente è già intervenuto l’Antitrust dichiarando illegale l’aver fissato tariffe di qualsiasi genere, ma la discussione continua a protrarsi.
Nel fattempo si sono avviate alcune cause: autotrasportatori che avevano concordato prezzi INFERIORI ai minimi, ci hanno ripensato ed hanno portato in Tribunale i loro committenti costingendoli a pagare le differenze.
Con alterne vicende: qualcuno ha ottenuto un decreto ingiuntivo (e quindi il committente ha dovuto “pagare”), qualcun altro ha ottenuto il rigetto del decreto ingiuntivo (in attesa di chiarimenti sulla legittimità della legge).
Il 15 giugno poi, la Consulta per l’Autotrasporto e la Logistica ha stabilito una nuova modalità di calcolo delle tariffe minime di sicurezza (al momento non è chiaro se abbiamo cambiato nome …) così da aggirare il reclamo del’Antitrust, però contemporaneamente ha dichiarato revocate tutte le normative precedenti.
Così adesso i giudici, che stanno esaminando la cause in corso, non sanno più se dichiarare le cause decadute (visto che le normative precedenti sono state revocate … ed ecco il perché del “chi ha avuto, ha ha avuto, chi ha dato, ha dato”) oppure se possano ancora valutarsi gli effetti di quelle normative “scadute”.
Il grosso delle cause in corso sono state semplicemente spostate a dopo le vacanze.
Ormai dunque viviamo in un “pantano” che sa tanto di sabbie mobili dove non esiste più alcuna certezza, nè quella del diritto, nè quella del libero mercato e nemmeno quello della trattativa privata.
Ma adesso l’urgenza è andare in vacanza.
Se i “committenti” siano aguzzini sfruttatori o vittime sacrificali, lo sapremo (forse) prima di Natale.
Paolo Federici

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