Euro o non euro, questo è il problema.

la discussione è apertissima: da una parte i sostenitori del ritorno alla lira ed alla libertà di stampare moneta in casa nostra, dall’altra i sostenitori dell’euro e della necessità di restare in Europa.
Cosa succedeva quando stampavamo “in proprio” ed il debito cresceva? Svalutavamo e stampavamo altra carta moneta.
Questo aveva un doppio vantaggio: il nostro EXPORT cresceva (in quanto i nostri prodotti costavano “meno” sul mercato internazionale) e la maggior disponibilità di carta moneta in circolazione avvantaggiava anche l’aumento dei consumi.
Però le IMPORTAZIONI erano altamente penalizzate, in quanto qualsiasi cosa comprassimo all’estero, dopo la svalutazione della lira, costava di più.
Ma finché la bilancia commerciale era positiva (esportavamo più di quanto importassimo) il problema era quasi inesistente.
Oggi però le parti si sono invertite: importiamo molto ma molto di più di quanto esportiamo.
Pertanto se il potere d’acquisto della nostra moneta dovesse ridursi, il “gap” della bilancia commerciale aumenterebbe in maniera esponenziale.
Quale potrebbe essere la soluzione?
Rinunciare ad IMPORTARE.
Quindi niente più petrolio, niente più gas, con una conseguente crisi energetica di proporzioni esagerate. Ma anche meno carne, meno farina, e meno … tanti altri prodotti base dell’alimentazione.
Insomma saremmo al freddo ed alla fame.
Però liberi dall’euro.
Certo, se esistesse una politica per l’autosufficienza alimentare ed energetica, potremmo benissimo liberarci dal gioco della BCE e dalle restrizioni previste dall’accordo di Maastricht. Ma qui siamo all’utopia pura: l’Italia non ha alcuna politica agricola in essere, nessuna politica energetica concreta.
Quindi, uscendo dall’euro, faremmo come quel marito che, per fare dispetto alla moglie, decide di evirarsi.
Siamo sicuri che sia questo quello che vogliamo?
Paolo Federici

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3 commenti

Archiviato in economia, Politica, riflessioni

3 risposte a “Euro o non euro, questo è il problema.

  1. Dal cavallo al mulo.
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    Caro Paolo, la tua sfida a fornire un mio punto di vista mi ha stimolato e mi ero da subito riproposto di darti una risposta organica e documentata. Ma il tempo è tiranno e se per agire si aspetta che ogni cosa sia pronta, si rischia di non muoversi mai. Passo così a darti alcune mie personalissime impressioni e pareri sulla vicenda dell’euro. Non pretendo che siano argomentazioni perfette e a prova di errore, anzi sarò grato a te ed a quanti altri vorranno segnalarmi le (numerose, temo) inesattezze. Non vi è cosa più bella che imparare ed ammettere di aver sbagliato e – nelle cose che scriverò – vorrei tanto sbagliarmi. Farcirò inoltre il mio scrivere con citazioni. Tu che mi conosci lo sai che non lo faccio certo per mancanza di idee originali ma solo perché amo raccogliere citazioni e studiarle, mi servono quindi da supporto e, infine, credo sia puerile riscrivere dei concetti passandoli per propri quando persone più autorevoli o preparate hanno già espresso ottimamente le stesse cose tempo prima.
    Con affetto. Rodolfo
    —-
    Il “Cavallo” argentino.
    Spesso, parlando della lira e dell’euro si è fatto e si fa riferimento alla realtà argentina, o meglio alla sua spaventosa crisi, che ora sembra risolta, ma quali furono le suo origini?
    Nel 1991 il ministro dell’Economia Cavallo, per frenare l’iperinflazione, varò la legge che fu la principale causa del disastro: la parità tra la moneta argentina, il peso, e il dollaro statunitense. Daniel Pérez Enry, economista legato al Partito radicale, spiegò: «Questa parità in realtà non poteva essere che virtuale, solo sulla carta, e ha creato una ricchezza fittizia. Allo stesso tempo ha depresso la produzione argentina: i prezzi delle materie prime sono aumentati come anche quelli dei prodotti finiti, cosicché le nostre industrie non sono riuscite più a competere con quelle straniere. La Banca centrale ha fatto una politica monetaria senza alcun interesse per la realtà economica del Paese, una politica per il cimitero». Claudio Lozano, economista della Cta (Centrale dei lavoratori argentini), il più grande sindacato dopo la Cgt, creato nel 1994 ed ora in grande ascesa, aggiunse: «Molte grandi industrie hanno preferito chiudere e spostarsi in Paesi come il vicino Brasile, che permetteva di produrre a costi più bassi, e poi far rientrare il prodotto finito nel mercato argentino. Ma la parità è servita anche a un altro scopo. La grande finanza poteva depositare pesos nelle nostre banche e poi ritirare l’equivalente in valuta pregiata, cioè dollari. Questo grazie a un meccanismo virtuale che però rendeva alla grande finanza guadagni reali». In una dichiarazione del 4 febbraio l’autorevole governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, dichiarò: «La politica monetaria dell’Argentina è stata una pazzia. Non l’ho detto prima perché temevo di provocare un disastro».
    Sotto accusa anche le privatizzazioni, avvenute in maniera massiccia e selvaggia, appannaggio per lo più di imprese straniere. Dice Lozano: «Sono state realizzate senza alcun controllo. Prima si privatizzava e solo dopo si contrattava con il nuovo gestore prezzi e tariffe del servizio: un sistema a tutto vantaggio delle aziende che si aggiudicavano le gare, tra l’altro a prezzi minori che in altri Paesi. Avviene perciò, per fare un solo esempio, ma se ne potrebbero fare tanti, che un fax inviato dall’Argentina alla Spagna costa tre volte di più di uno che compie il tragitto inverso». Un documento redatto dalla Cta fa notare come le privatizzazioni, realizzate per sanare il debito dello Stato, hanno contribuito all’opposto: l’Argentina è passata da un debito di 65.000 milioni di dollari, prima delle privatizzazioni, a quello attuale di 135.000 milioni. Probabilmente la privatizzazione più disastrosa è stata quella delle pensioni. Spiega Enry: «Le imprese private che si sono aggiudicate la gestione delle pensioni incassavano tutti i contributi dei lavoratori, mentre i pensionati che in passato avevano goduto del sussidio pubblico restavano a carico dello Stato. Così lo Stato continuava a pagare le pensioni, senza incassare nulla». Lozano fornisce un dato ulteriore: «Abbiamo rilevato che solo il 30% dei lavoratori che hanno iniziato a pagare i contributi per la pensione ai privati ha continuato a versare le quote dovute, mentre il restante 70%, per la crescita della disoccupazione, del lavoro nero e per l’abbassamento dei salari, ha smesso. Così tra qualche anno ci troveremo con tantissime persone senza pensione. Lo Stato in futuro dovrà nuovamente farsi carico di questa gente?». (da http://www.30giorni.it – articolo di Davide Malacaria: “Il decennio della pazzia”)
    Questo è quanto avvenne in Argentina.
    Per quanto riguarda casa nostra le obiezioni sull’euro sono tante e tanti i problemi davvero disastrosi che ha creato fin dalla sua introduzione. Io ho avuto modo di constatarne molti sulla mia pelle, come molti, e di conoscerne altri tramite il lavoro svolto in occasione del mio impegno alle elezioni poliche del 2006 come rappresentante del Movimento No-euro.
    L’euro è stato introdotto in Italia senza una consultazione popolare, senza che venissero chiariti fino in fondo i problemi che avrebbe creato e dando alla cittadinanza una chiara illusione che, con lo stesso, si sarebbe potuto godere di un periodo di stabilità e di crescita economica. Cosa che non è avvenuta ed è ben lungi dall’avvenire.La prima cosa che ci chiesero fu un contributo espresso tramite trattenute sulla busta paga per “assestare” i conti e poter entrare nel nuovo sistema monetario.
    Dopo la sua introduzione, tutti i prezzi si allinearono rapidamente. Era così difficile prevedere che si sarebbe praticata la famigerata equivalenza 1 euro = 1.000 lire?
    Il biglietto del tram si adeguò rapidamente ad un euro. (era mille lire)
    così il prezzo del caffè, e di ogni altra cosa a rapidamente seguire.
    Prima dell’euro con 8.000 lire si mangiava una pizza e una coca cola, ora servono 8 euro. Il raddoppio c’è stato e nessuno lo può negare.
    Solo gli stipendi sono stati tradotti in euro senza alcun vantaggio. Come smentire chi dice che veniamo pagati in lire e spendiamo in euro?
    Persino la Banca d’Italia, quando dovette stampare le banconote da 50 euro, prese come riferimento il numero di pezzi da 50.000 lire circolanti.
    L’altra domanda che molti si fanno è: come mai l’Inghilterra ed altri paesi, pur essendo nel sistema euro hanno mantenuto la loro divisa nazionale?
    Perché l’Inghilterra ha ancora la sua sterlina? E la Svezia la sua corona svedese?
    Abbiamo un vantaggio a viaggiare a livello europeo, si disse. Ma guarda caso chi va all’estero scopre che siamo nella stessa Europa, ma i prezzi sono ben differenti. Certe medicine, ad esempio, costano meno in Francia che in Italia.
    Altro punto importante è la proprietà della Moneta. La Banca europea, proprietaria della moneta unica, è di fatto una banca privata, senza nessun rapporto con gli organi comunitari, con la Commissione europea o l’Europarlamento. Una pura e semplice azienda che ha per azionisti le banche centrali (a loro volta istituti privati, non pubblici). Si va dalla Deutsche Bundesbank che ne detiene il 23,40 per cento alla Banque Centrale du Luxembourg che ne ha lo 0,17 per cento, passando dalla Banque de France (16,52 per cento), la Banque Nationale de Belgique (2,83), Bankitalia (14,57) e altre nove banche centrali. Il bello (bello? Mah) è che azionisti della Bce risultano anche le banche centrali inglese, svedese e danese, nazioni che non essendo «entrate» nell’euro campano felici e contente con le loro monete nazionali. Però posseggono il 20,36 per cento dell’istituto di emissione della moneta unica. Influenzandone le scelte e intascando oltre un quinto dei diritti di signoraggio. Praticamente una pacchia. Resta infine un piccolo mistero che non sono riuscito a chiarire. Se notate, sulle banconote, prima delle sigle plurilingue della Bce, compare il simbolo © che indica il copyright. S’era mai vista, una roba del genere? Cosa significa, che paghiamo alla Banca centrale europea anche i diritti d’autore? Sarebbe (e forse lo è) davvero il colmo. (Paolo Granzotto – Il Giornale).
    Ampie argomentazioni sulla proprietà della moneta sono contenute nel libro di Marco Della Luna: “Gli Euroschiavi” che consiglio vivamente di leggere.
    Ecco un estratto:
    “La Banca Centrale emette denaro per un valore, supponiamo, di mille miliardi di Euro. Quel valore, quei mille miliardi, di chi sono? A chi appartiene la moneta, il valore del denaro, nel momento in cui viene emessa dalla Banca Centrale? Alla Banca Centrale stessa, che quindi ha diritto di farsela pagare dallo Stato? O allo Stato, al popolo, che quindi non dovrebbe pagare né il denaro né gli interessi alla Banca Centrale quando ha bisogno di denaro? Si tratta di una questione fondamentale, perché dalla risposta che essa riceve, dipende essenzialmente l’indebitamento dello Stato. Il fatto che l’esercizio del potere monetario attraverso la Banca Centrale è uno strumento di potere dei banchieri sullo Stato, trova conferma in come le istituzioni statali sono impegnate a equivocare e a mentire in tutte le sedi, anche parlamentari, per coprire il fatto che la Banca d’Italia cede a caro prezzo denaro che a essa niente costa e a cui non è essa a dare il valore, ossia il potere di acquisto. Il potere di acquisto, come abbiamo visto, glielo conferisce il mercato, la gente, attraverso la domanda di denaro. La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato e controinteressate. Questo fatto è paradossale. È come se il tipografo, incaricato dagli amministratori della società calcistica organizzatrice di una partita di stampare 30.000 biglietti di ingresso per le partite del campionato, col prezzo di € 20 stampato su ogni biglietto, chiedesse come compenso per il suo lavoro di stampa € 600.000, in base al fatto che i biglietti che ha prodotto “valgono” € 20 cadauno. È vero che essi “valgono” € 20 caduno, ma che essi abbiano un valore non dipende dal tipografo, bensì dall’associazione sportiva che ha formato la squadra, procurato il campo da gioco e organizzato la partita, sostenendo i relativi costi e producendo la domanda di quei biglietti, senza la quali questi niente varrebbero. Gli amministratori della società sportiva lo sanno bene, ma il tipografo in parte li ricatta e in parte li lusinga perché promette loro che, se gli pagheranno l’ingiusto compenso richiesto, egli darà loro un lauto regalo e i fondi per farsi rieleggere alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione. Altrimenti, finanzierà altri candidati e una campagna di stampa contro i consiglieri onesti. Il potere bancario si comporta come quel tipografo, e i governanti si comportano come i consiglieri ricattati e lusingati dell’associazione sportiva, riconoscendo alla Banca Centrale la proprietà o titolarità del valore del denaro che emette, stampato o scritturale che sia, e in cambio di esso indebitano ingiustamente e illogicamente proprio il popolo, che è il soggetto che, col suo lavoro e con la sua domanda, ossia col mercato, conferisce valore al denaro. Per questa ragione, oltre che in base al principio costituzionale della sovranità popolare, al momento in cui viene emesso, il denaro, il suo valore, dovrebbe logicamente essere ed essere trattato come proprietà del popolo e, per esso, dello Stato. Assolutamente lo Stato non dovrebbe indebitare se stesso e il popolo verso una Banca Centrale, pubblica o privata che sia, per ottenere denaro. Al contrario, ciò è proprio quanto succede incessantemente. Ma vi è di peggio: la Banca Centrale, cioè i suoi azionisti, oltre ad appropriarsi, a danno dello Stato, del valore del denaro che essa emette, nei suoi propri conti segna questo valore non all’attivo ma al passivo, simulando un debito ed evitando, così, di pagare le tasse su quello che è un puro incremento di capitale e che, come tale, dovrebbe essere interamente tassato. L’ovvio ragionamento che abbiamo testé svolto è stato già sottoposto al Parlamento, attraverso interrogazioni parlamentari, nel 1994 e nel 1995. Entrambe le risposte elusero il problema, affermando che la Banca Centrale (allora, cioè, la Banca d’Italia) non sarebbe proprietaria dei valori monetari, ossia del valore del denaro emesso, perché il denaro emesso costituirebbe sempre un passivo, un debito; e che, perciò, giustamente la Banca d’Italia lo iscriveva come posta passiva nel proprio bilancio. Come i membri competenti dei due governi interessati non potevano ignorare, queste risposte sono del tutto contrarie alla verità. Innanzitutto, la risposta fornita è contraddetta dal comportamento dei governi medesimi – di tutti i governi. Infatti, se i governi fossero coerenti con l’affermazione che il denaro, il valore monetario, non appartiene alla Banca emittente, perché lo Stato continua a dare qualcosa (i titoli del debito pubblico) in cambio di Lire o Euro? E se il denaro emesso costituisse una passività, un debito, perché mai lo Stato dovrebbe comperarlo pagandolo con titoli del debito pubblico, che costituiscono un credito per chi li riceve? Si è mai visto che qualcuno paghi un altro per farsi cedere un debito? Ma le risposte del governo sono anche false giuridicamente, perché il denaro non è affatto un debito per la Banca che lo emette. Se fosse un debito, dovrebbe poter essere incassato dal portatore presso la Banca medesima, mediante conversione in oro, e il portatore della banconota aveva il diritto di farsela cambiare in oro dalla Banca Centrale che l’aveva emessa, come avveniva una volta, fino al 1929 circa, quando il denaro era convertibile in oro. Anche in tempi successivi al 1929, molte banconote portavano la scritta “Pagabile a vista al portatore”. Ma pagabile in che cosa, dato che esse non erano convertibili in oro? In realtà, quei biglietti non erano pagabili in alcun modo e quella scritta era una menzogna per ingannare il pubblico e fargli credere che i biglietti di banca fossero convertibili in qualcosa avente valore proprio o che la banca si fosse indebitata per emetterli, il che è falso (mentre era vero in un ormai lontano passato). Del resto, è naturale che nessun governo potrebbe permettersi di dare risposte veridiche a simili questioni, perché ammetterebbe che la sua vera funzione è defraudare i cittadini e gli elettori per arricchire un’élite finanziaria che detiene il vero potere. Ma quanto sopra costituisce solo la punta dell’iceberg. Perché il grosso, circa l’85%, del denaro esistente e circolante al mondo, non è denaro vero, emesso da Banche Centrali, ma denaro creditizio, ossia aperture di credito e disponibilità di spesa create dal nulla dalle banche commerciali, le quali, attraverso questa creazione continua di nuovo denaro creditizio, si impossessano di quote crescenti del potere d’acquisto complessivo della popolazione mondiale. Di ciò si parlerà più diffusamente in seguito in tema di signoraggio secondario o creditizio.”
    Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere personalmente Marco Della Luna che ci fornì allora ampio materiale in merito che fu alla base di una denuncia che presentai al Tribunale di Milano contro la Banca d’Italia per associazione a delinquere.
    Ecco una valutazione interessante tratta da “La banca, la moneta e l’usura – La Costituzione tradita”, di Bruno Tarquini, già Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila (ed. Controcorrente, Napoli 2001)
    “Le anomalie di un bilancio […] la Banca d’Italia, nei propri bilanci, iscrive tra le poste passive la moneta che immette in circolazione. Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si risolve in definitiva in una presa in giro del popolo, sfruttando in modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote (“Lire centomila – pagabili a vista al portatore” – firmato “Il Governatore”) e che, oggi, non avrebbe più alcuna ragione di essere, perché non significa nulla.
    Infatti si tratta di un’obbligazione che l’istituto bancario si assumeva nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto di banca in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso che ne costituiva la garanzia (base aurea).
    Nei tempi attuali, in cui quella convertibilità è stata abolita ed è stato imposto il corso forzoso della moneta cartacea, quella “promessa di pagamento a vista” ha perduto ogni contenuto e non può, quindi, avere alcun valore. Tuttavia la Banca d’Italia ritiene ancora di potersene avvalere, confidando che la mera apparenza, che ancor oggi conservano i biglietti di banca, di cambiali a vista, e quindi formalmente di debito, le possa consentire legittimamente di considerare la moneta immessa in circolazione come una propria passività da iscrivere in bilancio tra le poste passive. Ed è noto come l’aumento artificioso del passivo, in un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell’attivo.
    Quindi l’Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche strutturate come false cambiali, che da un lato offrono una parvenza di legalità alla loro iscrizione nel passivo dell’azienda, dall’altro costituiscono un “debito inesigibile”, come affermano le stesse autorità monetarie, inventando una fattispecie giuridica di cui facilmente si può misurare l’assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere esatto), con la formula del “debitore inesigibile” si fa decidere allo stesso debitore di non pagare il debito.
    Una cosa è dire che “il credito” è inesigibile perché il debitore non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il debitore (la Banca Centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
    Riassumendo, delle due l’una: o la Banca d’Italia non è proprietaria della moneta al momento dell’emissione (come hanno affermato i rappresentanti del governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la Banca Centrale (contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato) è proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive operazioni che sono invece indubbiamente attive.”

    Come vedi la questione è complessa, ma chiara nelle sue finalità persecutorie del cittadino. Gli argomenti economici sono tali che dopo un po’ ci si perde nei tecnicismi e si ricava solo una generica impressione di quello che si sta leggendo.
    Ma quello che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle non è un’impressione, è una tragica realtà.
    L’economia è ferma, e non c’è modo o ragione di credere che possa riprendere se non si effettua un mutamento radicale.
    Perché dobbiamo essere debitori di centinaia e centinaia di milioni di euro verso una Banca Centrale Europea che è in mano a privati?
    Perché invece non avere una nostra Banca d’Italia di proprietà dello Stato Italiano, cioè dei suoi cittadini che stampa moneta quando occorre?
    Un imprenditore come Caltagirone ebbe a dire:
    “Nessuno ripaga mai tutto il debito. Né gli stati né le banche. Lo si rinnova a scadenza. La fiducia dei creditori è il punto critico. In passato, la variazione della fiducia si manifestava nei cambi, oggi nello spread. Quando il debito è troppo, se ne rivedono i termini: o si stampa cartamoneta o si fa inflazione o lo si ristruttura. L’Italia potrà restare nella moneta unica e onorare i suoi impegni di debitore com’è auspicabile, solo se si allentano i vincoli della Merkel”.
    E’ l’inflazione un male peggiore della crisi che viviamo ora? Abbiamo avuto anni di inflazione galoppante, ma si lavorava, si vendeva, si esportava, si andava in vacanza e ci si divertiva. I tedeschi affollavano i nostri alberghi data la convenienza nel cambio. Le aziende esportavano grazie ai bassi prezzi. Chi offriva servizi lavorava perché competitivo rispetto ad altri paesi.
    Questo non è più. Grazie a chi?
    Ci sarebbero pagine, anzi volumi da citare sul perverso meccanismo del signoraggio e delle riserve frazionarie che consentano alle banche di erogare prestiti avendo nelle loro casse solo una mimima parte del liquido a copertura del prestito stesso.
    Si fa grancassa sul fatto che le banche sono sicure e che i depositi sono garantiti. Ma è un fatto certo che se tutti si presentassero in banca e in posta domattina in massa a ritirare i loro risparmi ne vedremmo delle belle.
    Molti, in USA in europa propugnano un ripristino del Glass-Steagall Act, la legge bancaria USA del 1933 che istituiva la netta separazione tra attività bancaria tradizionale e attività bancaria d’investimento. Se questa legge fosse ora in vigore, le banche che hanno combinato disastri con gli investimenti non avrebbero trascinato nel baratro le attività “normali” di risparmio, rendendo così indispensabile il salvataggio delle stesse da parte degli stati centrali per non penalizzare i cittadini risparmiatori.
    Quanti e quali poteri stanno dietro a queste coperture, a questi enormi interessi economici? Come scrive Marco Saba nel suo «Bankenstein : tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche», sono stati assassinati proprio per la questione monetaria: Harrison, avvelenato; Taylor avvelenato; Lincoln con arma da fuoco; Garfield avvelenato; McKinley con arma da fuoco; Roosevelt avvelenato; Kennedy con arma da fuoco.
    Detto questo, noi comuni cittadini consumatori e base della Piramide del Potere, cosa possiamo fare?”

    Parlando poi di politica, alla situazione di crisi provocata dall’euro ci mette del suo il nostro sistema politico.
    Se io a casa mia predicassi l’austerità per i miei familiari ed andassi ogni week-end a farmi delle vacanze a Parigi con un jet privato, cosa penserebbero i miei cari?
    Qui si predica bene e si razzola male, e non sto a ripetere cose che hai già scritto più volte su queste interessanti pagine del tuo blog.
    Basterebbe una sobrietà, un’onestà di fondo, e una coerenza che ai politici manca.
    Come si fa a dare stipendi di milioni di euro a dirigenti pubblici in un paese dove ci sono pensionati con 500 euro al mese?
    Spesso l’imprenditoria privata aggrava la situazione mettendoci del suo.
    Henry Ford ebbe a dire: “È meglio vendere un gran numero di autovetture con un basso margine ragionevole che venderne meno con un ampio margine di profitto… Questo consente ad un numero maggiore di persone di comprare e godersi l’autovettura e dà ad un numero maggiore di persone impiego ad un buon salario. Questi sono due degli scopi che ho nella vita.”
    Quanti ragionano così?
    Anni fa mi trovavo al mare e sono andato in un parco giochi con mio figlio.
    Una corsa su un trenino costava 5 euro. Ed era penoso vedere il trenino viaggiare quasi vuoto, con due o tre bambini a bordo ed un mare di altri in piedi a vederli guardare mentre giravano.
    Dato che le spese per farlo girare erano uguali, cosa costava fare un prezzo più accesibile, poniamo di 2 o 3 euro e vedere tutti felici sul trenino invece che creare tanta frustrazione in poveri nonni che non potevano evidentemente permettersi di spendere CINQUE euro per far fare un giro al proprio nipotino? L’avidità vince sempre sul discorso sociale, e alla fine si strangola da sola.
    Le recenti politiche fiscali confermano che si va a battere sempre sullo stesso chiodo. I contribuenti conosciuti, quelli onesti che lavorano e che pagavano e pagano le tasse.
    Abolire i privilegi? …. Se ne parlerà… forse… o forse mai.
    – Tutto questo, e il di più che si tralascia, per dire che non è ora tanto questione di essere a favore e contrari all’euro ma a un certo modo di gestire l’euro e l’economia in generale. Economia dei potenti per i potenti, a sfavore del ceto che lavora e produce.
    Cosa costava introdurre l’euro ma mantenere la lira, cioè fissare il tasso di cambio e mantenere la propria divisa valutaria come hanno fatto l’Inghilterra, la Svezia e altri paesi? Chi avrebbe avuto allora il coraggio di raddoppiare i prezzi? Oppure cosa costava aspettare un cambio più favorevole, iniziando a fare sacrifici si, ma certo meno pesanti di quelli attuali.
    Fu creato un comitato (composto di gente PAGATA coi nostri soldi) che doveva sorvegliare che i prezzi non raddoppiassero. Ha mai lavorato? Ha mai controllato? Cosa ha fatto se non incassare le proprie laute prebende?
    Termino perché sono già stato abbastanza sconclusionato e confuso, ma le cose sono davveor tante, e ne riparleremo, se vuoi.
    Dopo questa chiusura metterò in fondo alcune citazioni che mi sembrano significative. Per chi ha tempo e voglia di leggerle, sono illuminanti, delle micro-tesi in se stesse.

    e… il mulo?
    Ho iniziato col cavallo… il mulo è il cittadino onesto che viene tenuto all’oscuro di tante cose, e a testa bassa lavora… lavora fino alla pensione sempre più lontana e sempre più scarsa economicamente.
    Il mulo siamo noi… e un vecchio proverbio popolare recita:
    “Disse il ciuco al mulo: “noi siamo nati per prenderlo nel….”
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    Citazioni:

    La banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla.
    William Paterson (1658 – 1719) banchiere, inglese

    La moneta non è valida se è titolo a qualche cosa di non consegnabile.
    Silvio Gesell (1862 – 1930) mercante, economista, attivista sociale e anarchico, tedesco

    I Rothschild hanno conquistato il mondo in modo più completo, più astuto e molto più durevole di quanto non abbiano fatto in precedenza tutti i Cesari…
    Frederic Morton (1924) scrittore, austriaco

    Bisogna capire che tutta la moda letteraria e tutto il sistema giornalistico controllato dall’usurocrazia mondiale è indirizzato a mantenere l’ignoranza pubblica del sistema usurocratico e dei suoi meccanismi.
    Ezra Loomis Pound (1885 – 1972) poeta, traduttore e critico, statunitense

    Lo studio della moneta, sopra tutti gli altri settori dell’economia, è quello in cui la complessità viene usata per nascondere la verità o per evaderla, non per rivelarla.
    John Kenneth Galbraith (1908 – 2006) economista e politico, statunitense

    Supponiamo che un marziano atterri a Denver nel posto sbagliato. Si ritrova in uno dei ghetti e scopre che le case sono decrepite, i bambini non vengono accuditi, gli anziani sono nella miseria, e gli alberi stanno morendo. Egli vede tutte queste cose e scopre che ci sono persone ed organizzazioni assolutamente equipaggiate e pronte a risolvere ognuno di questi problemi. Allora questo marziano chiede: “Cosa state aspettando?” La risposta: “Stiamo aspettando di avere dei soldi”. “Che cosa sono i soldi?” chiede il marziano. “È la convenzione di una comunità di utilizzare qualcosa come mezzo di scambio”. Non pensate che potrebbe lasciare il nostro pianeta pensando che non vi sia vita intelligente da noi? La questione è: se il denaro è un accordo all’interno di una comunità per usare qualcosa come mezzo di scambio, noi possiamo creare dei nuovi accordi, giusto? Che è esattamente ciò che la gente sta già facendo in tutto il mondo. Allora perché non lo facciamo qui? Se stiamo aspettando che la valuta convenzionale risolva tutti i nostri problemi, non stiamo forse aspettando Godot?
    Bernard Lietaer (1942) economista e scrittore, belga

    Pochi comprenderanno questo sistema (assegni e credito), coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo per far soldi, o saranno così dipendenti dai suoi favori che non vi sarà opposizione da quella categoria, mentre, d’altro canto, la gran massa della popolazione, mentalmente incapace di comprenderne i tremendi vantaggi, ne porterà il peso senza lamentarsi, e forse senza sospettare che il sistema è contrario ai propri interessi.
    Sherman Rothschild banchiere

    Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri.
    Ezra Loomis Pound (1885 – 1972) poeta, traduttore e critico, statunitense

    Non è tollerabile che una banca centrale, isolata, che non ha nessuna responsabilità né l’obbligo di spiegare quello che fa, possa continuare a creare disoccupazione mentre i governi stanno zitti.
    Franco Modigliani (1918 – 2003) economista e premio Nobel per l’economia nel 1985, italiano

    Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.
    Amschel Mayer Rothschild (1773 – 1855) banchiere, tedesco

    Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve… Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto.
    Napoleone Bonaparte “Napoleone I” (1769 – 1821) imperatore, francese

    La morte di Lincoln fu un disastro. Ho paura che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro contorti inganni otterranno il controllo su tutte le sovrabbondanti ricchezze dell’America e useranno il proprio potere per corrompere in modo sistematico la civiltà moderna. Essi non esiterebbero a far piombare l’intera cristianità nella guerra e nel caos per far sì che l’intero pianeta diventi loro eredità.
    Ottone von Bismarck-Schönhausen (1815 – 1898) cancelliere, tedesco

    Chiunque controlli la massa monetaria in qualsiasi paese è il padrone assoluto dell’intera industria e del commercio.
    James Abram Garfield (1831 – 1881) XX° presidente degli Stati Uniti, statunitense

    Il Governo dovrà creare, emettere e far circolare tutta la valuta e il credito necessario a soddisfare il potere di spesa del Governo e il potere d’acquisto dei consumatori. Il privilegio del Governo della creazione e dell’emissione del denaro è la sua più grande opportunità creativa. Attraverso l’adozione di tali princìpi, il desiderio lungamente sentito di usare un mezzo di pagamento uniforme sarà soddisfatto. Il finanziamento di tutte le imprese pubbliche, il mantenimento di un governo stabile e di un progresso ordinato, e la conduzione del Tesoro diventerà una questione di pratica amministrativa. Il popolo potrà e sarà rifornito con una valuta sicura quanto il proprio governo. Il denaro cesserà di essere padrone e diventerà servitore dell’umanità. La Democrazia si ergerà al di sopra del potere monetario.
    Abraham Lincoln (1809 – 1865) XVI° presidente degli Stati Uniti, statunitense

    Lo schiavismo sarà probabilmente abolito dalle forze in guerra e la proprietà di schiavi verrà totalmente abrogata. Io e i miei amici europei siamo a favorevoli a questo: che la schiavitù si limiti al possesso del lavoro e che si trasferisca nell’interesse del lavoratore, nel frattempo il progetto europeo guidato dall’Inghilterra consisterà nel controllare il lavoro attraverso il controllo sui salari. Il vasto debito che i capitalisti vedranno costituirsi su di esso dalle guerre, deve essere usato come mezzo per controllare il volume del denaro. Per portare a termine questo obiettivo bisogna usare le obbligazioni ipotecarie come punto di partenza fondamentale del sistema bancario. Stiamo aspettando che il Segretario del Tesoro faccia tale raccomandazione al congresso. Non consentirà ai Greenback, come vengono chiamati, di circolare come denaro in nessun caso, dal momento che non possiamo controllarlo. Ma possiamo controllare le obbligazioni statali e attraverso di esse le emissioni bancarie.
    The Hazard Circular, rivista della Banca d’Inghilterra

    Se questa malefica strategia finanziaria, che ha le sue origini nel nord America, perdurerà fino a mettere radici, allora il Governo fornirà il proprio denaro senza alcun costo. Estinguerà i propri debiti e rimarrà senza alcun debito. Avrà tutto il denaro necessario per portare avanti il proprio commercio. Diventerà prospero senza precedenti nella storia mondiale. Le menti e le ricchezze di tutti i paesi andranno nel nord America. Questo paese deve essere distrutto o distruggerà ogni monarchia sulla faccia della terra.
    [Citazione apparsa sul London Times nell’anno 1865, riferendosi alla pratica di emissione dei Green Backs di Abraham Lincoln].
    The Hazard Circular, rivista della Banca d’Inghilterra

    Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti; esse hanno di già messo in piedi un’aristocrazia facoltosa che ha attaccato il Governo con disprezzo. Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.
    Thomas Jefferson (1743 – 1826) III° presidente degli Stati Uniti, statunitense

    Nelle Colonie, emettiamo la nostra moneta cartacea. Si chiama ‘Cartamoneta provvisoria coloniale’. La emettiamo nelle giuste proporzioni per produrre merci e farle passare facilmente dai produttori ai consumatori. In questo modo, creando noi stessi il nostro denaro cartaceo, ne controlliamo il potere d’acquisto e non abbiamo interessi da pagare a nessuno. Vedete, un Governo legittimo può sia spendere che prestare denaro in circolazione, mentre le banche possono soltanto prestare cifre considerevoli attraverso i loro biglietti di banca promissori, per cui questi biglietti non si possono né dare né spendere se non per una piccola frazione di quelli che servirebbero alla gente. Di conseguenza, quando i vostri banchieri in Inghilterra mettono denaro in circolazione, c’è sempre un debito fondamentale da restituire e un’usura da pagare. Il risultato è che c’è sempre troppo poco credito in circolazione per dare ai lavoratori una piena occupazione. Non si hanno affatto troppi lavoratori, ma piuttosto pochi soldi in circolazione, e quelli che circolano portano con sé un peso senza fine di un debito impagabile e usura.
    Benjamin Franklin (1706 – 1790) scienziato, politico, inventore, statista e diplomatico, statunitense

    Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione. I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano. Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo. Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo fargli spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un’azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo.
    USA Banker’s Magazine

    Le banche hanno provocato più danni alla religione, alla moralità, alla tranquillità, alla prosperità e anche alla ricchezza della nazione rispetto al bene che possono aver fatto finora o che mai faranno.
    John Adams (1735 – 1826) II° presidente degli Stati Uniti, statunitense

    Oltre a questi obiettivi pragmatici, i poteri del capitalismo finanziario avevano un altro scopo più ampio, nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario, in mani private, capace di dominare il sistema politico di ciascun paese e l’economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema doveva essere controllato in modo feudale da parte delle banche centrali del mondo che agiscono di concerto, attraverso accordi segreti cui si arrivava durante frequenti incontri e conferenze private. L’apice del sistema sarebbe stata la Bank for International Settlements [BIS] di Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, esse stesse corporazioni private. Ogni banca centrale cercava di dominare il proprio governo tramite la sua capacità di controllare i prestiti al Tesoro, di manipolare i tassi di cambio della valuta estera, di influire sul livello delle attività economiche nazionali e di fare pressioni sui politici compiacenti tramite successive ricompense economiche nel mondo degli affari.
    Carroll Quigley (1910 – 1977) storico e professore di storia, statunitense

    Chi controlla le scorte alimentari controlla la gente; chi controlla l’energia può controllare interi continenti; chi controlla il denaro può controllare il mondo.
    Henry Kissinger (1923) segretario di stato, consigliere per la sicurezza e premio Nobel per la pace nel 1973, statunitense

    Se la nostra nazione può emettere un’obbligazione di un dollaro (gravato da interessi) può emettere una cambiale da un dollaro (senza interesse). L’elemento che rende buona un’obbligazione rende buona anche una cambiale. La differenza tra una un’obbligazione e una cambiale è che l’obbligazione fa avere all’intermediario finanziario un ammontare doppio dell’obbligazione ed un ulteriore 20 per cento, mentre la moneta non paga nessun altro che coloro che contribuiscono direttamente in qualche modo utile. È assurdo dire che il nostro paese può emettere 30 milioni di dollari in obbligazioni ma non 30 milioni di dollari in moneta. Entrambe sono promesse di pagamento: Ma una promessa ingrassa gli usurai (che raccolgono interessi) e l’altra aiuta la collettività.
    Thomas Alva Edison (1847 – 1931) inventore e scienziato, statunitense

    La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere.
    Amschel Mayer Rothschild (1773 – 1855) banchiere, tedesco

    L’attività bancaria fu fecondata con l’ingiustizia e nacque nel peccato. I banchieri possiedono il mondo. Toglieteglielo via lasciandogli il potere di creare denaro e con un colpo di penna creeranno abbastanza depositi per ricomprarselo. Toglieteglielo via in qualunque modo e tutti i grandi patrimoni come il mio scompariranno, ed è necessario che scompaiano affinché questo diventi un mondo migliore in cui vivere. Ma se preferite restare schiavi dei banchieri e pagare voi stessi il costo della vostra stessa schiavitù, lasciate che continuino a creare denaro.
    Josiah Stamp (1880 – 1941) banchiere, inglese

    È un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.
    Henry Ford II (1917 – 1987) industriale, statunitense

    La democrazia implica che l’uomo debba assumersi la responsabilità della scelta dei suoi governanti e rappresentanti, e della salvaguardia dei propri ‘diritti’ dai possibili e probabili abusi da parte del governo che egli ha legittimato ad agire per proprio conto negli affari pubblici. Questi abusi in quanto erano politici, in quanto erano privilegi speciali tramandati dal caos medievale e dagli ordinamenti feudali, sono stati di volta in volta più o meno sistemati. Jefferson e John Adams osservavano che ai tempi della loro giovinezza pochissimi avevano riflettuto sul “governo”. C’erano pochissimi scrittori sul “governo”. Lo studio dell’economia è cosa recente. Nell’Ottocento bastava un baule per contenere una biblioteca di testi economici. Qualche problema economico potrebbe forse essere attualizzato per analogia politica, ma la maggior parte di essi no. Probabilmente al giorno d’oggi l’unico problema economico che richiede una soluzione di emergenza è quello della distribuzione. Ci sono beni a sufficienza, c’è un eccesso di capacità di produrre beni in sovrabbondanza. Perché dovrebbe esserci chi muore di fame? Ecco nuda e cruda la domanda retorica. È il problema dei nostri tempi, così come la melancolìa di Amleto era il problema del dispeptico rinascimentale. E la risposta è che nessuno dovrebbe morire di fame. La “scienza”, ovvero lo studio dell’economia, dovrebbe garantire proprio questo.
    Ezra Loomis Pound (1885 – 1972) poeta, traduttore e critico, statunitense

    Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote. Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genia di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa.
    Karl Marx (1818 – 1883) filosofo, economista e politico, tedesco

    Io ho due grossi nemici: l’esercito del Sud di fronte a me e le società finanziarie in retroguardia. Dei due, quello in retroguardia è il mio peggior nemico… Prevedo l’avvicinarsi di una crisi che mi snerverà e mi farà tremare per la sicurezza della mia patria. Al termine della guerra, le grandi imprese saranno elevate al trono, ne seguirà un’era di corruzione nei posti più influenti, le forze più ricche del paese si sforzeranno di prolungare il proprio regno facendo leva sui pregiudizi della gente, finché la ricchezza sarà concentrata in poche mani e la Repubblica sarà distrutta. In questo momento, sento ancora più ansietà di prima per la sicurezza del mio paese, nonostante mi trovi nel mezzo di una guerra.
    Abraham Lincoln (1809 – 1865) XVI° presidente degli Stati Uniti, statunitense

    Il culmine del potere nel mondo di oggi sta nel potere di emissione del denaro. Se tale potere venisse democratizzato e focalizzato in una direzione che tenga conto dei problemi sociali ed ecologici allora potrebbe ancora esserci la speranza di salvare il mondo.
    Thomas H. Greco, Jr. (1936) economista, scrittore e consulente, statunitense

  2. caro Rudy
    intanto un sentito grazie per il tuo intervento: sicuramente adesso ho le idee molto più chiare.
    Ma permettimi di rispondere con un affermazione che ti sembrerà impropria: guarda che stiamo dicendo la stessa cosa!
    Nel senso che siamo d’accordo che debba essere lo STATO a stampare moneta, senza demandare ad una qualche BANCA “esterna” ed “incontrollata” e magari “privata” … questo compito.
    Solo che per me lo STATO deve chiamarsi EUROPA … e non più Italia, Francia, Germania o altro.
    Per paragonarsi agli Stati Uniti, il loro è un unico STATO … e non solo Texas, Illinois o Missouri.
    Cioè, mentre è giusto chiedere di chiudere la BCE e passare all’Europa il diritto di battere moneta, ritengo sia un passo indietro tornare a battere moneta in maniera singola per ognuno dei 27 Stati Europei.
    Ma capisco anche che sia arduo smantellare un potere (quello bancario) ormai così forte come quello che domina le nostre vite.
    Mi viene in mente la storia del “Re Leone”: le banche sono come le iene che, con il loro potere, portano solo alla fame ed alla disperazione.
    E pensare di allearsi con le iene, porta alla fame ed alla disperazione anche noi piccoli leoni.
    Paolo

  3. Ne ero sicuro Paolo, come sempre, la logica prevale, e siamo allineati su questo. Il punto è che QUESTO euro è una truffa. Ovvio che un euro davvero sorretto da un governo centrale serio, e gestito da una BCE di proprietà degli stati e quindi dei singoli cittadini, sarebbe ottimale.
    Nel tuo giusto paragone gli USA sono un unico stato federato. E la Federal Reserve Bank non ha azionisti privati. Resta ora da vedere quali passi si possono fare per rimettere le cose a posto. Qui siamo sul Titanic, c’è gente che sta annegando e gente che danza sul ponte principale in mezzo ai lussi… e non abbiamo nemmeno la consolazione di dire che, alla fin fine, affogheranno anche loro. Perché gli basterà spostarsi con armi, bagagli (e denaro in mille valute) in qualche paradiso fiscale e tropicale, e buonanotte ai suonatori (che affogarono anch’essi)….
    Rudy

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