La battaglia di Lissa (20 luglio 1866). Il perché di una sconfitta!

l’Italia era stata fatta da poco (erano passati solo 5 anni da quel 17 marzo 1861 che ne aveva decretato la nascita) ed un’altra guerra (la terza, d’indipendenza) si svolgeva per ottenere e consolidare il distacco dall’Austria.
Ma se alla fine l’Italia vedrà la vittoria, quel 20 luglio 1866 visse la più tragica delle sue giornate.
La battaglia si svolse sul mare e, nonostante la maggiore forza navale, la marineria italiana subì una pesante sconfitta.
Quale fu il vero problema?
Spesso ci si interroga sulla motivazioni che portano alla vittoria (o alla sconfitta) e sempre ci si rifà alle forze in campo, alle capacità dei comandanti, all’eroismo dei combattenti, al numero di armi e mezzi disponibili.
Eppure il perché di una sconfitta può essere di tutt’altro genere.
Napoleone perse a Waterloo perché quel giorno pioveva: l’artiglieria si impantanò e non riuscì a dare manforte alla fanteria.
La storia cambiò drasticamente per un evento così insondabile ed imprevedibile (come un acquazzone a metà giugno) ed il genio di Napoleone vide la sua fine.
Ecco, anche a Lissa successe qualcosa di altrettanto determinante, seppur molto più prevedibile.
Le forze “italiane” messe in campo erano fatte, per la prima volta, di marinai provenienti da tutte le regioni che formavano la nuova Italia.
Napoletani al fianco dei piemontesi, lombardi con i veneti, toscani con i liguri.
Ognuno con la sua lingua (allora non esisteva una lingua italiana vera e propria ed ancora erano i dialetti a farla da padrone).
Lo stesso Comandante in capo parlava solo il veneziano.
Così questa babele di lingue causò lo stesso danno che già la Bibbia aveva raccontato narrando della storica torre: incapaci di comunicare (e quindi di eseguire correttamente gli ordini) i marinai andarono incontro ad una cocente sconfitta.
Fu allora che nacque l’idea di una scuola della marineria “italiana” che, prima di tutto, doveva formare i suoi ufficiali nell’unica vera lingua italiana (il toscano).
Ecco perché ancora oggi l’Accademia Navale (fondata poi nel 1881) ha sede in Toscana, nel suo più grande porto, quello di Livorno.
La sconfitta di Lissa ci insegnò una grande verità: la comunicazione è determinante per il successo di qualsiasi progetto, anche – e soprattutto – se lo scopo è quello di vincere una guerra.
Paolo Federici

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