Globalizzazione e protezionismo

per far crescere le aziende italiane, dovremmo comprare prodotti made in Italy. Questo è ormai un fatto acclarato.
Però se vogliamo vivere in un mondo globalizzato, dobbiamo poter scegliere ciò che più ci conviene (acquistando merci spesso prodotte altrove!).
Quindi gli italiani CHE VENDONO … vorrebbero imporre ai compratori (italiani) i loro prodotti anche se più costosi di altri.
Mentre gli italiani CHE COMPRANO … chiedono ai venditori (italiani) i prezzi più bassi, messi in comparazione con quelli di merci e beni prodotti altrove.
Le due facce della stessa medaglia (noi siamo contemporaneamente VENDITORI delle nostre merci, dei nostri servizi, del nostro “tempo” lavorativo … e COMPRATORI delle merci, dei servizi, del “tempo” lavorativo di altri) sono quindi la contraddizione assoluta che governa il nostro mondo economico.
Solo che se chiudessimo le frontiere costringendo tutti a comprare SOLO prodotti “made in Italy” … (come sta facendo l’Argentina, ad esempio) ne avremmo un beneficio a livello nazionale, ma vedremmo il crollo della nostra esportazione (per un semplice fatto di reciprocità: gli altri Stati eviterebbero di comprare prodotti italiani, ma indirizzerebbero i loro acquisti al solo mercato interno!).
Quindi “perderemmo” mercato a livello globale ed è difficile valutare se la maggior produzione di merci destinate al solo mercato interno compenserebbe la minor produzione di merci destinate all’esportazione.
Certo, negli ultimi tempi assistiamo ad una decrescita (dovuta al fatto che molte aziende de-localizzano) ma la de-localizzazione diventa spesso una necessità per le aziende che, altrimenti, sarebbero destinate a chiudere.
C’è poi un terzo aspetto: ci sono Stati che de-localizzano molto meno rispetto all’Italia (penso, ad esempio, alla Germania e/o alla Francia) eppure vedono la loro economia crescere, i posti di lavoro aumentare, gli stipendi lievitare … il che dunque dimostra come non esistano solo le due facce della medaglia della quale abbiamo detto sopra.
O meglio, se entrambe le due facce hanno molti aspetti negativi, bisogna seguire la terza via, cercando di evidenziare le positività (che ci sono!) di entrambe le premesse, sia quelle legate alla globalizzazione che quelle connesse al protezionismo.
Incentivando le aziende che esportano e quelle che NON de-localizzano.
Prendendo, così facendo, i classici due piccioni con una fava.
Le basi del “decreto sviluppo” – del quale tutti ne parlano ma, come per la primula rossa, nessuno ne sa niente – dovranno tenerlo presente.
Paolo Federici

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