ma a noi … chi ci rappresenta?

se è vero, come è vero, che oltre il 40 per cento degli italiani dichiara che NON intende votare (visto il teatrino della politica che investe, ormai trasversalmente, tutti gli schieramenti portando così ad una repulsione sempre più vasta nei confronti di quel mondo) una analoga disaffezione si sta manifestando nel mondo associativo.
Se è vero, come è vero, che il 99 per cento delle persone non si sente tutelato da “questa” politica (è così che sono nati gli “indignados”) una analoga situazione vivono le PMI: sappiamo tutti che il vero motore dell’economia italiana è dato dall’attività indefessa delle PICCOLE E MEDIE IMPRESE, raccolte quasi totalmente in quell’associazione (nata nel 1947) che va sotto il nome di CONFAPI.
Ecco dunque che diventa difficile assistere alle discussioni, oggi sempre più accese e riportate dai giornali, che vedono CONFINDUSTRIA confrontarsi con il GOVERNO.
Un’associazione che NON rappresenta la maggioranza delle aziende italiane, si confronta con una politica che NON rappresenta la maggioranza degli italiani!

Lo spiega molto bene Paolo Galassi in questa sua lettera aperta:

le ragioni di una rappresentanza di interessi chiara e coerente
In questi giorni si sono verificati importanti strappi nel mondo della rappresentanza degli interessi delle imprese industriali. Le ragioni vanno cercate nella incoerenza tra le aspettative delle imprese ed i risultati di azioni intraprese dalla loro associazione di riferimento, ma ancor prima le ragioni si trovano nella mancanza di una identità chiara e coerente della rappresentanza stessa.
Non si può pensare di tutelare contemporaneamente gli interessi di grandi aziende e PMI; di imprese industriali, gruppi bancari e centrali cooperative; di imprese di mercato e imprese statali. Quando si va al tavolo delle trattative di chi si farà realmente gli interessi? Che scelte si prenderanno tra interessi evidentemente contrapposti? Si privilegerà il costo dell’energia per gli utilizzatori o per i produttori? Questi sono problemi che in Confapi Milano non esistono.
Una organizzazione di rappresentanza degli interessi delle PMI deve esprimere una cultura di mercato, deve lavorare per vere liberalizzazioni, deve contrastare i cartelli (perché il costo della benzina non scende mai?), non può sostenere le aziende che vivono di privilegi a discapito della libera concorrenza e magari socializzano le proprie perdite attraverso la CIG, generando lauti profitti per i propri azionisti.
Questa mentalità è quella che porta a concepirsi come un’istituzione, ad atteggiamenti autoreferenziali, a cercare di creare un monopolio della rappresentanza di tutte le imprese, ad obbligare le associate che vogliono dimettersi a vincoli contrattuali di oltre due anni. Non è con comportamenti vessatori che si conquista la fiducia degli imprenditori. Questi sono problemi che in Confapi Milano non esistono.
Una organizzazione che vuole rappresentare le PMI non le può mortificare fin dal suo statuto prevedendo che le aziende associate esprimano un numero di voti proporzionale alla loro dimensione aziendale, per cui comandano sempre le grandi imprese. In Confapi Milano ogni impresa rappresenta un voto indipendentemente dalla sua dimensione: queste sono le basi della democrazia.
I leader di una organizzazione imprenditoriale devono essere degli imprenditori, i leader di una organizzazione industriale devono essere persone che vivono la fabbrica, i leader di una associazione che vuole rappresentare le piccole imprese non possono sostenere pubblicamente che le piccole imprese non hanno alcuna possibilità di competere negli scenari internazionali, ma devono trasformarsi in altro, devono diventare medie imprese, pena la loro sopravvivenza. Con queste dichiarazioni, dimostrano di non avere rispetto per la stragrande maggioranza della propria base associativa. Questi sono problemi che in Confapi Milano non esistono.
L’unica associazione che dal 1947, in Italia, ha rappresentato e rappresenta solo le piccole e medie imprese private industriali e di servizio alla produzione è CONFAPI e lo fa raccogliendo la fiducia di 120.000 aziende che impiegano 2,3 milioni di lavoratori, lo fa contrattando i contenuti dei contratti collettivi nazionali di lavoro e perseguendo, magari senza una assillante presenza mediatica, obiettivi di tutela degli interessi delle PMI e del mondo del lavoro nella prospettiva dello sviluppo del sistema industriale.
CONFAPI MILANO, associando circa 3.000 imprese, è l’associazione territoriali più grande di tutto il sistema Confapi e continua a crescere mettendosi al servizio delle imprese attraverso la concretezza della propria azione che scaturisce dall’orgoglio di rappresentare in modo chiaro e coerente una della parti sociali migliori del nostro Paese: i piccoli e medi imprenditori industriali e di servizio alla produzione.
Paolo Galassi

Veniamo a noi, al mondo del trasporto.
Anche nel nostro settore il confronto esiste tra l’associazione che dovrebbe rappresentare tutte le aziende del settore (CONFETRA) e il GOVERNO.
Solo che a guidare CONFETRA c’è il rappresentante della più grande multinazionale del trasporto oggi esistente.
Ecco dunque che i problemi evidenziati da Galassi per quanto riguarda le PMI in genere, sono esattamente gli stessi che affliggono la nostra categoria.
Ma, in fondo, niente di nuovo sotto il sole.
Esattamente questa stessa denuncia la facevo ad aprile 2010.
Ecco il link:

Lascia un commento

Archiviato in denuncia, economia, Politica, riflessioni, Trasporti

e tu che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...