la “FORZA LAVORO” !

ho provato a fare una comparazione tra il lavoro di un IMPIEGATO di una società di trasporti olandese o tedesca ed una italiana.

Esaminiamo la gestione di una spedizione di un container, destinato a Dubai.

L’olandese (così come il tedesco) chiama la Compagnia di Navigazione, prenota la spedizione, poi incarica un suo autotrasportatore di fiducia per il posizionamento del container. Quindi inserisce i dati dell’esportazione nel computer ed automaticamente la dogana autorizza la pratica. Manda al cliente la polizza di carico e la fattura e la pratica è chiusa.

L’italiano, invece, dopo aver prenotato l’imbarco con la Compagnia di Navigazione deve sottoscrivere un contratto “scritto” con l’autotrasportatore, non prima di aver verificato che il prezzo pattuito sia conforme con quanto previsto dalle tabelle pubblicate sul sito del Ministero dei Trasporti. Dopodiché dovrà compilare un documento particolare (la scheda di trasporto) che deve riportare tutta una serie di informazioni che vanno, ovviamente, recepite con telefonate e/o richieste da farsi in parte al cliente ed in parte all’autotrasportatore. Poi, dopo aver emesso la fattura, dovrà curarne la registrazione con l’Intrastat (se il cliente è Europeo) oppure dovrà attenersi alle normative della legge cosiddetta “Black List” (se il cliente è il ricevitore finale di Dubai!). Intanto dovrà preoccuparsi per quanto riguarda le regole di carico/scarico (regole, come sappiamo, solo italiane) mentre per espletare le operazioni doganali potrà trovarsi a vagare tra diversi uffici visto che l’apertura dello Sportello Uunico è ancora in alto mare. Poi, mancando lo scarico dell’MRN nel sistema computerizzato della dogana italiana (almeno, su alcuni porti il ritardo è ancora calcolabile in mesi …!), lo spedizioniere dovrà farsi parte diligente per recuperare tutta una serie di documenti alternativi (copia della fattura, del bonifico, della bolla di entrata nel paese estero). Cose fattibilissime, ci mancherebbe, solo che necessitano di una cosa basilare: il tempo.

Eccoci dunque alla questione “tempo”: a causa di tutte queste burocraticizzazioni che abbiamo solo noi (ma non c’è un Ministero delle Semplificazioni, in Italia!?) gestire una spedizione da noi vuol dire metterci almeno quattro volte di più (di tempo!) che non gestirla in Olanda o in Germania.

Tradotto in “costo del lavoro”, in Olanda una sola persona fa il lavoro che, in Italia, viene fatto da quattro persone. Quindi a noi italiani, la stessa operazione, alla fin fine ci costa quattro volte di più che in Olanda.

E, sia chiaro, non perché noi italiani siamo meno capaci, o più lenti, o più imbranati rispetto ai nostri colleghi d’oltralpe. Anzi, noi siamo molto più capaci, molto più veloci e molto più preparati, avendo a che fare con procedure ferraginose e complicate che renderebbero impossibile ad un olandese attenervisi.

Ma alla fine lassù, nella stanza dei bottoni, dove dovrebbero studiare le riforme per rimettere in piedi l’Italia e renderla più competitiva, continuano ad inventarsi nuove regole restrittive così da renderci sempre meno competitivi, continuando ad affossare l’economia.

Vi avevo parlato, solo pochi giorni fa, delle nuove restrizioni legate al deposito IVA ed ecco, già oggi, la notizia: alcune navi che dovevano arrivare in Italia hanno invertito la rotta e scaricheranno le loro merci nel porto di Le Havre. Il presidente del Porto di Genova ha dichiarato: “Sulla rotta dall’Atlantico verso l’Italia, non c’è che l’imbarazzo della scelta: Portogallo, Spagna e Francia hanno tutti regimi più favorevoli.” Che poi significa semplicemente NON costringere gli importatori ad anticipare somme NON dovute. Ma anche questo, lassù nella stanza dei bottoni, non lo capiscono.

Paolo Federici

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Archiviato in denuncia, dogana, economia, Politica, riflessioni, Trasporti

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