FEDESPEDI: chi tutela gli associati?

partiamo da lontano, dal 2006.

E prendiamo un documento ufficiale dei nostri giorni: il rapporto dell’Antitrust pubblicato lo scorso 16 giugno 2011.

In tale rapporto si racconta che: “all’inizio del 2006, con la riunione del 12 gennaio, si insedia la nuova Sezione Spedizionieri Terrestri, presieduta da un rappresentante di Schenker, in sostituzione del rappresentante di Vidale. Nello stesso periodo un rappresentante di Dhl assume la presidenza del Consiglio Direttivo di Fedespedi. Come risulta dalla documentazione in atti, l’avvicendamento nelle cariche sociali si riflette anche in un’alternanza nell’azione di proposizione e di organizzazione dell’attività associativa e di concertazione.”

La relazione dell’Antitrust … continua: “che il programma fosse quello di proseguire nella concertazione degli aumenti appare anche evidente dalla e-mail inviata dal Presidente di Fedespedi (rappresentante di Dhl) al Presidente della Sezione Spedizionieri Terrestri (rappresentante di Schenker): “Le segnalo che nei giorni scorsi (…) [NDR: rappresentante di Albini], nel segnalare la piena soddisfazione e dell’accordo di fine settembre sul carburante, chiede che si cominci a pensare a qualcosa in ambito tariffario che possa avviarsi da Febbraio/Marzo. Vedo che Lei ha messa, quale primo punto, tariffe. Tenga, per favore, presente questa segnalazione”.

Sempre leggendo la relazione dell’Antitrust .. continua: “il 18 maggio 2006 si svolge la riunione successiva, nella quale i partecipanti concordano nel ritenere che sia oramai giunto il momento di stabilire ulteriori aumenti dei prezzi, procedendo con l’usuale modalità già sperimentata in passato: quantificazione dell’aumento e successivo comunicato, pubblicato a pagamento sul Sole 24 Ore. Il verbale ufficiale della riunione riporta che “Il Presidente [NDR: rappresentante di Schenker], sulla base della costante e significativa crescita del prezzo del gasolio, pone all’esame della Sezione la possibilità di procedere con l’inizio di giugno alla pubblicazione di una comunicazione che evidenzi l’incremento dei relativi costi sostenuti dalle imprese aderenti. Viene chiesto alla Segreteria di verificare sul piano statistico e temporale l’aumento percentuale del carburante e la sua incidenza sui costi complessivi del trasporto, allo scopo di fornire i necessari riferimenti per definire i contenuti del possibile comunicato. Il Presidente invita i presenti ad attendere la valutazione dei suddetti dati e conferma come la questione sarà definita attraverso il successivo diretto coinvolgimento dei componenti”

Quindi abbiamo alcune certezze: il Presidente di FEDESPEDI era uomo “DHL” ed il Presidente della sezione TERRESTRE era uomo “SCHENKER”

Adesso facciamo un salto in avanti (saltiamo di palo in frasca) e chiediamoci: c’è stato davvero un “cartello” di aziende che hanno sconvolto il mercato tanto da meritare multe per 76 milioni di euro?

Le risposte possibili sono solo due: sì oppure no!

Io dico di NO che non c’è stato nessun cartello e che le aziende si sono limitate ad adeguare le loro tariffe al “mercato” del petrolio che vedeva il costo del carburante (e quindi dei trasporti camionistici) crescere in maniera incontrollabile.

Ma questo è e rimane il mio parere.

Però questo dovrebbe essere anche il parere della FEDESPEDI visto che il suo scopo è quello di “proteggere” e “tutelare” i suoi associati.

Mi dite come sia possibile “proteggere” e “tutelare” i propri associati se la DENUNCIA di aver costituito un cartello parte proprio dalle due aziende dei due presidenti (che hanno fatto la corsa a chi denuncia per primo, visto che il primo ottiene uno sconto del 100 per cento sulla sanzione – infatti SCHENKER dovrebbe pagare 31 milioni di euro e invece non pagherà niente – ed il secondo ottiene uno sconto del 50 per cento sulla sanzione – infatti DHL dovrebbe pagare oltre 14 milioni di euro ma viene sanzionata della metà.)

Anche questo NON è frutto del mio pensiero ma parte del rapporto dell’Antitrust. Tra le dichiarazioni del Presidente dell’Antitrust si legge, infatti: “Complessivamente le aziende che hanno collaborato con l’Antitrust hanno risparmiato circa 40 milioni di euro in termini di mancata sanzione: da sola l’impresa che ha avuto l’esenzione totale avrebbe rischiato una multa di circa 31 milioni”.”

Fatte queste premesse la domanda è: ha senso far parte di una associazione dove il “management” (presidente Fedespedi espresso da DHL e presidente sezione terrestre espresso da Schenker) NON solo non ha tutelato gli associati, ma si è AUTO-DENUNCIATO per reati inesistenti e così facendo si è lavato ponziopilatamente le mani, lasciando altri a dover affrontare una situazione di estrema difficoltà, mettendo a rischio le maggiori aziende del settore.

Intanto è stato distribuito agli associati il “codice di comportamento deontologico”. Insomma, oltre il danno la beffa!

Paolo Federici

è vero, oggi sono altri a ricoprire quelle cariche all’interno di Fedespedi, ma Fedespedi ha “possibilità” di contatto con il mondo della politica solo attraverso un ente che si chiama CONFETRA, il cui presidente, oggi, è uomo DHL. Insomma, niente di nuovo sotto il sole

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1 Commento

Archiviato in denuncia, economia, riflessioni, Trasporti

Una risposta a “FEDESPEDI: chi tutela gli associati?

  1. anonimo

    Ineccepibile.

    A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina, sarà un caso aver messo in ambasce tutti i concorrenti?

    Cucchiaio di legno.

e tu che ne pensi?

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