Dio creò l’ordine: ecco come l’uomo crea il caos!

chi frequenta il mio blog, sa che da tempo sto lottando contro una legge insulsa (almeno, io la ritengo tale … e non sono il solo!) che riguarda il mondo dei trasporti è che è stata promulgata il 4 agosto 2010 (legge 127).
In parole povere, per proteggere gli autotrasportatori da quei cattivoni dei clienti, la legge dice: “caro autotrasportatore, quando fai una trattativa con un cliente puoi proporgli qualunque prezzo. Anzi, se lasci fare al cliente di chiedere un prezzo, poi tu accetta qualunque cifra quel cliente sia disposto a pagare. Tanto poi intervengo io, pubblicando le tariffe che quel cliente sarà costretto a pagare INDIPENDENTEMENTE da qualsiasi accordo che voi avrete preso in precedenza.”
Ma vi rendete conto?
Solo che la cosa è talmente assurda (che mi ha letto in passato ha sicuramente pensato che fossi io quello impazzito: cose del genere potevano essere solo il frutto della mia mente malata) da essere stata presa sottogamba da tanti.
E adesso sono cominciate le denunce, le condanne, gli obblighi ai pagamenti … tutto a danno dei clienti (i committenti!)
Clienti che non sanno più come fare:
– chiedere un prezzo ad un autotrasportatore è inutile (qualsiasi prezzo verrà concordato NON avrà nessun valore)
– chiedere un prezzo al Ministero è tempo perso (IO ho provato a mandare delle tariffe ai Ministero dicendo: “un autotrasportatore mi ha comunicato queste tariffe. Mi dite se sono LEGALI o ILLEGALI?”). Secondo voi, mi hanno risposto?
– cercare di attenersi ai calcoli presenti sul sito del Ministero è impossibile (c’è sì una formula matematica einsteniana, ma mancano alcuni dati base quindi i risultati sono “impossibili” da determinare).
Oggi mi è arrivata questa comunicazione da una Compagnia di Navigazione il cui contenuto si spiega da sé:

Gentile cliente,
a fronte del permanere dell’incertezza in merito alle decisioni dell’Osservatorio (V. Legge 127/10 del 4 agosto 2010) riguardo la definizione delle tariffe minime di sicurezza per l’autotrasporto e in assenza di accordi di settore, vi inviamo l’allegata circolare che vi preghiamo leggere con la massima attenzione.
Già le tariffe applicate da lunedì prossimo 13 c.m. potrebbero dover essere adeguate a quanto disposto dal Ministero o dall’Osservatorio, non appena i dati saranno disponibili.
Con l’occasione porgiamo i più cordiali saluti.

E la circolare allegata spiega che QUALSIASI prezzo (ad esempio, per il trasporto di un container, sul territorio italiano) mi verrà dato NON avrà alcun valore perché la Compagnia di Navigazione (che a sua volta dovrà pagare l’autotrasportatore) NON sa quanto dovrà veramente pagare!
E adesso andiamolo a spiegare ai nostri clienti esteri …!

Intanto le associazioni di categoria COMUNICANO:

Milano, 10 giugno 2011
Alle Associazioni Territoriali
Alle Aziende Associate
Prot. n. C 35/11 PL/pm
Oggetto: Autotrasporto – Costi minimi per i contratti in forma scritta
Come è noto la Legge 127 dello scorso agosto, che ha apportato importanti modifiche alla normativa in materia di autotrasporto, ha disposto l’introduzione di costi minimi da rispettare nella determinazione dei corrispettivi da riconoscere ai vettori nel caso di contratti stipulati in forma scritta.
La legge ha previsto che l’individuazione di detti costi minimi fosse rimessa, in prima battuta, agli Accordi Volontari di Settore, da stipularsi entro il periodo di 9 mesi (12 maggio 2011) tra Associazioni della committenza e dell’Autotrasporto. Decorso detto termine, tale compito doveva passare alla competenza dell’Osservatorio per le attività di Autotrasporto che vi avrebbe dovuto provvedere entro 30 giorni (12 giugno) cosa che si è verificata puntualmente, anche in ragione dei rischi sotto il profilo della normativa in materia di concorrenza del mercato, considerati i pronunciamenti dell’Autorità Garante che di fatto hanno posto la committenza, come peraltro l’autotrasporto, in condizione di non poter liberamente negoziare, come disposto dalla Legge.
Nelle ultime settimane si sono tenute numerose riunioni dell’Osservatorio, che si sono intensificate e rese quotidiane se non continue negli ultimi giorni, nel corso delle quali si è avuto un intenso confronto tra associazioni della committenza e dell’autotrasporto su principi, criteri e modalità di determinazione e quantificazione di detti costi minimi.
Le pretese dell’Autotrasporto hanno portato ad elaborazioni di dati e importi assolutamente fuori mercato, vicini se non superiori a quelli oggi pubblicati dal Ministero dei Trasporti e validi per i soli contratti verbali, che non hanno alcuna rispondenza con le tariffe oggi praticate da tutto il settore dell’autotrasporto.
La committenza, in primis Confetra e Confindustria, responsabilmente si è resa disponibile ed ha tentato in diversi modi di raggiungere un’intesa con l’autotrasporto; nella tarda serata di ieri si è pervenuti, in ragione del quadro normativo di riferimento, all’individuazione di un’ipotesi di costi minimi ritenuti decisamente più ragionevoli.
Nella giornata odierna il confronto si è interrotto per la posizione assunta dalle rappresentanze dell’autotrasporto, che hanno ritenuto i costi minimi offerti e determinati nella giornata del 9 giugno, troppo bassi e quindi inaccettabili, arrivando a minacciare il ricorso al fermo. Data la situazione di forte contrapposizione, il Ministero ha abdicato al suo ruolo di mediazione ed impedito che si svolgesse la votazione da parte dei componenti l’Osservatorio, nella riunione odierna.
L’estrema tensione e preoccupazione determinata dai fatti accaduti fa sperare, pure in mancanza di certezze, che già dall’inizio della prossima settimana il Ministero, grande assente e corresponsabile della mancata votazione odierna, riconvochi le parti per il raggiungimento di una ragionevole soluzione.
Faremo seguito con prossimi e puntuali aggiornamenti sugli sviluppi di questa delicata situazione.
Distinti saluti.
Piero Lazzeri
Il Presidente

Il caos è arrivato … puntuale, come previsto!
Paolo Federici

Annunci

3 commenti

Archiviato in economia, Politica, Trasporti

3 risposte a “Dio creò l’ordine: ecco come l’uomo crea il caos!

  1. anonimo

    Quindi una sorta d listino prezzi universale? ..cioe' inutile concordare prezzi..ho capito male? ..a grandi linee..

  2. PaoloFederici

    secondo i nostri governanti gli autotrasportatori sono "vessati" quindi costretti a subire i prezzi imposti dalla clientela. Per cui se un cliente chiede di poter pagare un certo prezzo, gli autotrasportatori DEVONO dire di sì altrimenti perdono il lavoro … Poi però, a cose fatte, possono chiedere la differenza tra quanto pattuito e quanto (non ancora) stabilito a livello governativo.
    Quindi OGGI non ci si può fidare del prezzo che ci danno gli autotrasportatori e NON è possibile sapere quale sia il prezzo determinato dal governo.
    E adesso … andiamolo a spiegare ai nostri corrispondenti esteri! 
    (intanto a Trieste, uno che si era FIDATO del prezzo che gli aveva dato un autotrasportatore, è stato condannato a pagare 126.000 euro quale "differenza" tra quanto pattuito e quanto successivamente stabilito a livello governativo!)
    Continuiamo così e domani NESSUNO vorrà più affidarsi ad un autotrasportatore italiano.
    E se questo è ciò che vuole il Governo, non resta che prenderne atto!
    Paolo

  3. PaoloFederici

    sta cambiando il vento?

    🙂

    o forse qualcuno ANCHE tra gli autotrasportatori si sta accorgendo che bisogna smetterla di tirare troppo la corda …!?

    Paolo

     

    «Non possiamo continuare a chiedere sempre e solo risorse economiche» (*)

    ROMA – «Il trasporto che vogliamo». E’ con questa riflessione che Eleuterio Arcese, presidente ”Anita” apre l’Assemblea generale 2011. Un invito a riflettere che rivolge agli imprenditori presenti per domandarsi qual’è il trasporto che vogliono per il futuro. E’ al tempo stesso un invito agli imprenditori ad essere parte attiva nel processo di sviluppo del settore perché «non possiamo sempre attribuire agli altri la responsabilità di ciò che non funziona. Né possiamo continuare a chiedere allo Stato sempre e solo risorse economiche».
    «Le risorse – ammette Arcese – hanno sicuramente aiutato le imprese a superare un momento particolarmente drammatico, ma portano con sé un grave limite: quello di essere generalizzate e di non essere legate a criteri selettivi. Vanno utilizzate in maniera diversa per quello che da anni chiediamo al Governo: riforme».
    Riforme serie, strutturali, coraggiose, che portino l’autotrasporto ad essere competitivo, organizzato, efficiente.
    Occorre una riforma del settore fondata su logiche industriali, che stimoli una riorganizzazione del trasporto italiano.
    Bisogna regolarizzare le imprese di piccole dimensioni, metterle in condizioni di operare onestamente e con dignità, affinchè raggiungano quel livello di stabilità che consenta loro di sviluppare l’attività rispettando le regole.
    Il trasporto che vogliamo è anche un trasporto sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale.
    Dobbiamo allora puntare sull’ammodernamento del parco circolante, non dando incentivi economici, ma disincentivi a chi mantiene ancora in circolazione veicoli inquinanti. Il Governo deve indicare una data certa oltre la quale non siano più riconosciuti sconti sui pedaggi autostradali per i veicoli inquinanti.
    L’utilizzo di questi veicoli va disincentivato, anche prevedendo un aumento delle tasse di circolazione e delle polizze assicurative.
    Il trasporto che vogliamo deve essere sempre più europeo perché i nostri problemi sono comuni a quelli dei nostri colleghi esteri. Con una differenza: il sistema dei trasporti e della logistica in Europa è completamente diverso, così come diversa è la mentalità degli operatori, vettori e committenti.
    non c’è bisogno di stabilire per decreto le regole per il carico e lo scarico delle merci e i relativi indennizzi; non c’è bisogno che terzi stabiliscono quali sono o dovrebbero essere i costi minimi dell’impresa; non vengono dati aiuti a pioggia ma a chi assume e a chi investe.
    In Europa l’autotrasporto è considerato per quello che vale e non perché minaccia azioni di protesta che bloccano il Paese.
    Se non sapremo darci una dimensione europea, saremo destinati ad essere colonizzati nel giro di pochi anni.
    E’ in Europa che si gioca il futuro delle nostre imprese.
    Mentre in Italia ci si preoccupa di assicurare la pace sociale, in Europa, si progetta il futuro con il Libro bianco, le nuove regole sulla tassazione dell’energia, i nuovi pesi e dimensioni dei veicoli, l’Eurovignette.
    Questi sono i temi di grande attualità sui quali ci dobbiamo confrontare, ben sapendo che abbiamo un problema in più, tutto italiano, che è quello dell’attraversamento delle Alpi, nodo critico che pesa sull’intera economia nazionale.

    (*) articolo pubblicato oggi sul MEssaggero Marittimo di Livorno

e tu che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...