D’amorire

come si sceglie il titolo di un libro?
Jessica ha le idee chiare: deve incuriosire.
Poi, non importa se con la storia c’entra poco: lei è riuscita nel suo intento. Ti ha costretto a leggere il suo libro e adesso non resta che tirarne le conclusioni.
Così ti accorgi che ne valeva la pena: con pochi, ma vibranti, “coup de theatre”, la scena cambia continuamente.
Basta un voltar di pagina ed il buono diventa cattivo, la certezza si trasforma in dubbio, la verità diventa una evidente bugia.
Per poi rimescolare ancora le carte poco dopo.
Il povero lettore si ritrova frastornato, come un burattino manovrato dalle mani esperti dell’autrice (Jessica, appunto).
E’ lei che conduce il gioco, come vuole.
Condizionando giudizi e scelte non solo dei personaggi ma finanche dei lettori.
Poveri noi (lettori): sbatacchiati a destra e manca, avvolti nel sottile piacere che il sadismo di Jessica ci procura.
Ma anche poveri uomini, messi di fronte alle verità femminili della legge delle tre “D” (eh no, non vi dico cosa siano. Leggete il libro!)
L’io narrante è Italo, uomo e maschio: la capacità di Jessica sta anche nel riuscire a raccontare in prima persona una storia al maschile.
Anche se notare e descrivere vestiti, trucchi e scarpe svela il trucco.
Comunque, mi è piaciuto d’amorire!
Paolo Federici

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