RIFLESSI-REFLECTIONS

The waterCredo che Francesco Zavatta si sia manifestato all’ arte italiana di oggi con una sua diretta e convinta intuizione : farla da protagonista cercando di non fare chiasso.
Perché ciò potesse avvenire, Zavatta ha amministrato il suo tempo con cura, dedicandone molto a guardare e cercare di capire se mai tra i riflessi delle acque ferme attorno al porto della sua Rimini, dell’ austera, eterea e nebbiosa Venezia o in quelle ancor più ricche di sapore di corda umida della Genova moderna, si possa pescare un amore nuovo per le vedute del passato . E qualcosa ha trovato, a quanto pare. Il legame tra le tecniche di impasto dei colori, una stesura mai uniforme ed un tratto veloce e strafottente sono ormai la sua cifra stilistica da tempo. Qualcuno prova , con una ripetitività straziante, ad ingabbiarlo dentro paragoni con altri colleghi autorevoli. E sbaglia, perché Francesco detto Checco Zavatta, il testardo riminese che ha nella tenacia la sua forza, somiglia a lui stesso. La sua insistenza lo ha messo nella condizione di voler e dover cercare ancora, ma è anche chiaro che vedi un suo quadro e capisci che quel tratto è suo proprio, è il suo mondo.
Quando so di poterlo incontrare nel suo studio, lo avverto con una telefonata poco prima del casello di Rimini Nord. L’ ospitalità romagnola a base di sorrisi e Sangiovese è garantita quanto qualche contrasto tra noi, mentre curioso tra le sue opere, che finisce con una risata : io so che non mi ha ascoltato, e lui sa che magari, dopo, quando ha smesso di cercare qualche spunto nuovo, mi darà retta. Poi mi chiama e mi dice che avevo ragione, mettendoci un “però” che non cambia le cose, ma mi fa capire quanto ci tiene alla sua fiera indipendenza.
Ha spesso l’ esigenza insopprimibile di doversi confrontare con grandi, grandissimi lavori. Tre metri per due, due metri e mezzo per due…lo fa perché il suo sguardo sale dal mare fino alla collina riminese come una frenetica ricerca di una preda, e niente lo può frenare. O meglio : solo il riflesso di quel suo sentire l’ aria di libertà rallenta il volo senza fine né meta. Zavatta si appoggia alla certezza del ristagno delle acque per leggere l’ infinita bellezza del riflettersi di un mondo intero. Uno sguardo verso l’ immodificabile rifrangersi delle cose, che imbarazza chi é convinto e sicuro. Un inganno riflesso è pur sempre un inganno. Ma un palazzo che si specchia nell’ acqua, pare che perda la sua consistenza, per un attimo. Pare .
Quel momento , l’ attesa che l’ acqua e l’ aria riportino le figure riflesse al loro vero posto è l’ esatto istante che Zavatta vuol farci vedere. In quell’ istante nulla è definito, qualunque suo colore e qualunque sua scelta sulla consistenza delle tinte potrebbero raccontare la storia che lui ci racconta. La fantasia, regina incontrastata e vero cardine della sua pittura, fa il resto. Un mare può essere giallo ed un cielo rosso…che cambia ? Il riflesso sembra diventare, per un attimo, la verità. E in fondo è quello che si chiede ad un quadro appeso alle pareti di casa : di portarci via lontano , e in maniera credibile, solo a guardarlo. Che sia Venezia, Genova, Livorno, Rimini , La Spezia o altrove, non fa differenza. La fantasia abita, a pieno titolo, ovunque e con chi la sceglie.
Finché potremo avere la libertà di bearci della visione di un opera d’ arte, siamo salvi. Finché potremo avere la certezza della libertà e della fantasia di artisti come Zavatta, potremo sperare che la bellezza salvi davvero il mondo.
Giorgio Barassi

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1 Commento

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Una risposta a “RIFLESSI-REFLECTIONS

  1. canalettidi_irrigazione

    …è bellissimo,condivido!

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