PROBLEMI ITALICI

ormai lo sappiamo: siamo sommersi dalla carta, dalla burocrazia, dalla procedure sempre più complicate, dalla necessità di preparare documenti sempre più arzigogolati, dall’obbedire a leggi sempre più assurde (quella denominata “black list”, quella sull’intrastat, quella che impone il bollo su fattura).
Leggi che – ormai non mi stanco più di ripeterlo – abbiamo solo noi in Italia, dimenticandoci che siamo in Europa e dovremmo adeguarci agli standard degli altri nostri 26 “cugini”.
Oggi l’annuncio sui giornali: il PIANO DELLA LOGISTICA ha realizzato i primi due punti basilari del suo programma.
Lo SPORTELLO UNICO DOGANALE (che però, stando alle ultime notizie, è stato realizzato sì, ma solo sulla carta. Nel senso che sarà operativo non prima del 2014) e la regolamentazione delle operazioni di CARICO & SCARICO.
Parliamo dello SPORTELLO UNICO?
Lo sportello unico doganale è stato istituito per legge nel 2003, ma diventerà operativo (forse!) nel 2013.
Il problema dello “sportello unico doganale” (avere un unico interlocutore con il quale dialogare per risolvere tutte le problematiche doganali) è un problema tutto e solo italiano.
Siccome noi abbiamo decine di regole alle quali sottostare (qualcuno ha contato in trentasette le tipologie di documenti che possono essere necessari per una singola operazione doganale), poterle accorpare (in un “unico” documento ed in un unico momento di controllo) sarebbe senz’altro un grande passo avanti.
Però resteremmo sempre indietro rispetto al resto del’Europa per il semplice motivo che loro NON hanno bisogno dello sportello unico perché NON hanno tutte quelle regole che abbiamo noi.
Ad esempio, in Italia abbiamo questi controlli sanitari:
(1) Autorizzazioni/nulla osta per l’importazione di materiali a contatto con alimenti
(2) Nulla osta sanitario per l’importazione di indumenti e manufatti imbottiti di piume
(3) Dichiarazione cane/gatto (lo sapevate che questa dichiarazione – se il prodotto contenga peli di cane o di gatto – viene richiesta su quasi un terzo delle importazioni?)
Negli altri paesi della UE, tutti questi controlli vengono effettuati a cura di enti certificati e, soprattutto, vengono effettuati “successivamente” all’importazione (senza tenere ferma la merce in Dogana, senza accumulare spese di SOSTE al porto, senza provocare ritardi nelle consegne).
Non dubitiamo della correttezza della posizione italiana, tesa a tutelare gli interessi dei consumatori ma ci chiediamo a cosa valga effettuare questi controlli solo in Italia, lasciando libere le merci di transitare tramite gli altri 26 paesi della U.E. contribuendo ulteriormente ad aumentare quella ben nota ‘distorsione di traffico’?
Non vorremmo darci la risposta più semplice che è quella che sia piu facile vessare gli operatori italiani che non far valere le nostre ragioni a livello comunitario. E ancora una volta le aziende più penalizzate sono proprio le PMI perché le multinazionali possono tranquillamente utilizzare le proprie strutture in altri Paesi per ovviare al problema.
Parliamo della regolamentazione del CARICO & SCARICO?
Al solito è qualcosa che abbiamo solo noi in Italia.
Nel resto d’Europa autotrasportatore e committente si auto-regolamentano: se un container rimane in sosta oltre le due ore, il committente pagherà 45 euro all’ora all’autotrasportatore.
E in Italia?
In Italia se un container rimane in sosta oltre le due ore, il committente pagherà 45 euro all’ora all’autotrasportatore.
Notato niente?
Il mondo del trasporto si è già autoregolamentato, allineandosi a quanto avviene nel resto d’Europa.
Ma la politica ha deciso di “scendere in campo” e così adesso verrà resa esecutiva una legge che dice che se un container rimane in sosta oltre le due ore, il committente pagherà 45 euro all’ora all’autotrasportatore.
Mi spiegate voi a cosa serva una legge per regolamentare qualcosa che già esiste, qualcosa che esiste da “sempre”, qualcosa che è simile in tutta Europa … ma da noi deve metterci lo zampino la politica, così finalmente ci creerà ciò che prima mancava; confusione e aggiunta di carta, di procedure, di regolamenti, etc.
Intanto all’estero continueranno a farci le scarpe.
Mala tempora currunt
Paolo Federici
(p.s.: ovviamente la legge NON può costringere a pagare le SOSTE di un camion – se queste sono causate dalla lentezza di un’operazione doganale – all’ufficio doganale che RITARDA. Quando mai si è visto un ufficio statale che paghi qualcosa? La discussione se il ritardo causato dalla dogana sia da imputare al proprietario della merce oppure al proprietario del camion, continuerà ad esistere)

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1 Commento

Archiviato in dogana, economia, Trasporti

Una risposta a “PROBLEMI ITALICI

  1. anonimo

    Magnifico come il tuo solito. Conoscendo il mio interesse per la comunicazione estesa, mi dici chi sarebbero gli uffici ITALIANI maggiormente capaci di informare i nostri ECLETTICI legislatori? Forse i legislatori sarebbero felici di non doversi occupare ad emanare leggi che debbono appena studiare e non ci occorrono perché ci siamo automaticamente ed autonomamente adeguati alle leggi UE.
    Se mi dai questa informazione precisa non disturberò i miei circa 99 indirizzi con l'ennesima mail scritta da una rompiscatole inarrestabile.
    Chissà come ha fatto la Slovenia con il suo unico porto di Koper ad avere lo sportello unico che provvede a svolgere tutte le operazioni di carico e scarico? Quello sportello unico che penalizza Trieste per il forte anticipo sulle operazioni rispetto alla sua vicina giuliana?Pensi che l'Italia in realtà ci tenga allo sviluppo dei porti ed in primisi alla lontanissima Trieste?Pensi che l'Italia voglia aprofittare della buona volontà dei porti baltici disposti a cederci parte del loro bottino di navi che preferiscono spendere giorni di viaggio in più piuttosto che incappare nella faraggine delle nostre leggi doganali?
    Gaia  🙂

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