lo sportello unico doganale

“e intanto il tempo se ne va …” cantava Celentano in una sua celebre canzone.
“repetita iuvant” … dicevano invece i latini.
E allora ribadiamo: lo sportello unico doganale è stato istituito per legge nel 2003, ma diventerà operativo (forse!) nel 2013.
Già questo la dice lunga sulle procedure burocratiche e sulle lungaggini procedurali tutte italiane, ma c’è un altro punto che vorrei sottolineare.
Il problema dello “sportello unico doganale” (avere un unico interlocutore con il quale dialogare per risolvere tutte le problematiche doganali) è un problema tutto e solo italiano.
Siccome noi abbiamo decine di regole alle quali sottostare (qualcuno ha contato in trentasette le tipologie di documenti che possono essere necessari per una singola operazione doganale), poterle accorpare (in un “unico” documento) sarebbe senz’altro un grande passo avanti.
Però resteremmo sempre indietro rispetto al resto del’Europa per il semplice motivo che loro NON hanno bisogno dello sportello unico perché NON hanno tutte quelle regole che abbiamo noi.
Insomma, al solito si tratta di un falso problema: un problema che potrebbe tranquillamente NON esistere se solo l’Italia decidesse di operare da paese Europeo.
Per cui, ammesso e non concesso che dopo dieci anni si arrivi a fare un piccolo piccolo passo avanti, saremo sempre fatto un grande passo indietro rispetto agli altri.
Volete un altro esempio?
Da anni stiamo aspettando che l’agenzia delle dogane “apra” un conto bancario sul quale bonficare i diritti doganali import (oggi come oggi, dobbiamo ancora “portare” in dogana gli assegni circolari, per pagare i dazi e l’iva all’import!). Anche in questo caso se ne parla da tempo. Ogni tanto qualcuno proclama l’arrivo della soluzione … ma ancora non si vedono risultati, all’orizzonte.
Ecco, in Germania, ad esempio, il problema proprio non si pone. L’importatore, così come paga le tasse, paga (dopo aver ricevuto le merci) i diritti doganali direttamente allo Stato. Senza coinvolgere lo spedizioniere, senza dover “anticipare” il pagamento prima di ricevere la merce, senza dover impazzire per far emettere assegni circolari da portare a mano in giro per le città.
Anche in questo caso dunque, noi stiamo “aspettando” (da anni) di risolvere un problema che gli altri, semplicemente, non hanno.
Non sarebbe più semplice adeguarci al resto dell’Europa, evitando proprio il problema?
Delegando, come avviene altrove, agli importatori di pagarsi le loro tasse, i loro dazi, la loro Iva … e buonanotte?
Eh no, direte voi, e poi … come faremmo a lamentarci?
Paolo Federici

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Archiviato in denuncia, dogana, economia, Trasporti

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