piccole differenze

ho seguito con attenzione l’intervista che il direttore delle dogane (Giuseppe Peleggi) ha rilasciato al Messaggero Marittimo.
Sarebbe troppo facile criticare la situazione dello “sportello unico”, deciso nel 2004 e reso “attuativo” dopo solo 7 anni. In attesa del regolamento (che arriverà, prima o poi! Intanto la dogana si vanta di una cosa che avrebbe dovuto fare da 7 anni e che comunque NON c’è ancora!). Ma il “Governo del fare” ci ha abituato a dare per scontate e fatte cose che invece NON esistono proprio (come, scusate se rigiro il coltello nella piaga, per quanto riguarda la possibilità di pagare i diritti doganali con un bonifico. La legge c’è ormai da quasi 10 anni, ma … forse … i bonifici potremo cominciare a farli fra sei mesi, chissà!)
A questo punto, quanto mi sento dire che la nostra dogana è tra le più efficienti, mi cadono le braccia (anche perché, se fosse vero, non oso immaginare come siano le altre).
Intanto c’è una partita di birra ferma da oltre un mese in attesa delle analisi richieste dalla dogana (il cliente ha già deciso che le prossime esportazioni le farà da Rotterdam, ma questo è un altro discorso: il lavoro viene perso solo dagli spedizionieri italiani, a vantaggio di qualche operatore del Nord! I “doganieri funzionari” italiani non perdono niente, del loro stipendio).
Una frase, su tutte, mi ha colpito. l’INATTIVITA’ DOGANALE FAVORISCE LA CRESCITA PORTUALE.
Cioè al NORD i porti sono più snelli, acquisiscono più traffici ed operano più velocemente, perché la dogana non è così EFFICIENTE come la nostra.
Quindi siccome là sono INEFFICIENTI, noi ne paghiamo le conseguenze.
“Le inefficienze NON ritengo siano addebitabili all’agenzia delle dogane” – dicono.
Con una frase tutta italiana che è quella classica dello scaricabarile.
Con una piccola differenza: che se i traffici si spostano sui porti del Nord Europa, tutti i “doganieri” italiani continueranno a prendere sempre lo stesso stipendio. Noi invece rischiamo di chiudere le nostre aziende e licenziare un po’ di gente.
Quindi per l’incapacità di QUALCUNO (sia esso il legislatore, il doganiere, il politico di turno che non riesce a capire il danno che certi leggi continuano a fare all’economia) fra qualche tempo assisteremo a questa piccola variazione di stato per chi, come me e tanti altri, si occupa di trasporti internazionali: passeremo da lavoratori a disoccupati, senza che questo intacchi lo stipendio dei funzionari doganali.
Mi domando: ma quando TUTTI saremo andati a casa e non ci sarà più lavoro per nessuno, chi glielo pagherà lo stipendio ai vari funzionari ?
Paolo Federici

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3 commenti

Archiviato in dogana, Trasporti

3 risposte a “piccole differenze

  1. anonimo

    PAOLO!  INTANTO CIAO E BUONA GIORNATA.

     

    SEMPRE PUNTUALE E PRECISO A FUSTIGARE CHI CI METTE IN DIFFICOLTA' …

     

    SCUSA, SE INSISTO, MA NON E' IL CASO CHE LA FEDESPEDI CON LA CONFETRA VADANO DAL MINISTRO A DIRGLIELO UNA VOLTA DI PIU'?

     

    ANCHE GLI SPEDIZIONIERI ITALIANI DEVONO SOPRAVVIVERE PER PAGARE I DIPENDENTI, MICA SOLO QUELLI DEL NORD EUROPA …

     

    RICIAO … ED IN ALTO I CUORI (NONOSTANTE TUTTO)!

    BUCC

  2. anonimo

    Il messaggio è eccellente, è stato ancora leggero con il pugnale…nella piaga.!

    ma dovrebbe uscire su un giornale o meglio coinvolgere  Striscia La Notizia che con qualche ironia  informa i cittadini. 

     

    Per il finale del Suo commento,…… come tutti i statali  o qualche cosa del genere a loro sarà trovata una poltrona più in alto (loro non pagano mai tanto ci saremo sempre noi a pagare)

     

    Cordialità
    Andrea

  3. anonimo

    nel mio piccolo concordo, sono da pochissimi anni nel settore ma conosco il funzionamento delle dogane al Nord Europa (e si prala di Europa Unita…), se non si/ci danno/diamo una "svegliata" rischiamo veramente di perdere molte opportunità di … sopravvivenza. 
    Sono ottimista ma con l'ottimismo non cresco e non mangio…
    Un abbraccio a tutti
    Andrea DB

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