triplo sbaglio mortale

primo punto:
ormai l’abbiamo capito: il costo del lavoro in Cina è molto ma molto ma molto più basso che non in Italia (ed in Europa in generale).
Se un operaio in Cina costa (al suo datore di lavoro cinese) 100 e un operaio in Italia costa (al suo datore di lavoro italiano) 3000, qualcuno potrà mai pensare di pagare un operaio italiano 100?
Ed anche ridurre il costo da 3000 a 2700, oppure a 2500 … o magari a 2000 (cioè tagliando i salari di un terzo) non servirebbe a niente perché la disparità tra noi e la Cina resterebbe esagerata.
Allora la prima cosa da fare è convincersi che NON E’ POSSIBILE COMPETERE con la Cina sulla base del costo del lavoro.
Qualcosa di analogo successe con la rivoluzione industriale nell’800, quando le macchine cominciarono a sostituire la “manodopera”.
Anche allora inizialmente si cercò di fermare il “progresso”, ma alla fine la rivoluzione ebbe il suo sopravvento.
Allo stesso modo oggi dobbiamo convincerci che il “lavoro” manuale si sta spostando laddove il “costo del lavoro” è più basso e non possiamo che prenderne atto.

secondo punto:
la concorrenza non la si può fare sempre e solo sulla base del “prezzo”. Se in Italia la maggior parte delle aziende (quelle che mandano davvero avanti il nostro paese) sono PMI (piccole e medie imprese) una cosa è certa: i prezzi praticabili dalle PMI non possono in nessun modo combattere con i prezzi – molto più bassi – praticabili dalle MULTINAZIONALI.
E allora come fanno le PMI a sopravvivere?
Puntando su qualcosa di diverso che non il solo “prezzo più basso”.
La qualità, il servizio personalizzato, la competenza, l’esperienza, la capacità organizzativa, la flessibilità, l’adattamento, la continua ricerca e l’innovazione … insomma tutte quelle cose che una PMI può decidere in un’ora mentre il carrozzone della MULTINAZIONALE abbisogna di mesi se non anni per organizzare.
Ed infatti ci sono aziende tutte italiane (prendiamo, ad esempio, la FERRARI) che hanno un enorme successo proprio sul mercato cinese, dove vendono alla grande.
Ma anche aziende che possono produrre solo in Italia (insomma, il parmigiano o lo fai qui o non lo fai! Così succede per il vino, per l’olio … e, perché no?, anche per l’acqua minerale: tutte cose che non possono spostare la produzione in Cina)
Per non parlare poi del settore del turismo. Se è vero, come dicono, che la maggior parte delle opere d’arte si trovano nel nostro paese, invogliamo gli stranieri (cinesi inclusi: lo sapete che ormai in Cina ci sono più milionari che non l’intera popolazione italiana!?) a venire a passare le vacanze qui da noi.
Ne deriverebbe un bene, anche e soprattutto economico, per tutti.
(Sempre ché lo Stato dia una mano a realizzare le infrastrutture necessarie, potenziando ferrovie, strade, collegamenti … ed aeroporti)

terzo punto:
continuare a “ridurre” salari e stipendi … riduce anche il potere d’acquisto degli italiani che, così, domani non potranno più acquistare nemmeno quei prodotti (originari, un tempo, dell’Italia) che oggi vengono fatti in Cina.
Ma questo è un discorso vecchio: il buon vecchio Ford (quello delle auto, sì) l’aveva capito. Per vendere più auto aveva pensato bene di aumentare i salari ai suoi operari. Diteglielo a Marchionne.
Intanto i nostri giovani (al 30 per cento sono senza lavoro) il potere d’acquisto già non sanno più cosa sia.
E continuando con il mercato della precarietà, dei tagli e delle riduzioni, la situazione non potrà certo migliorare.
Ci vuole un’inversione di tendenza: per questo ci vorrebbe uno Stato capace di pensare ai suoi cittadini. Ma finché lassù nella stanza dei bottoni, hanno altri problemi esistenziali, l’aiuto non potrà arrivare mai.

Paolo Federici

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2 commenti

Archiviato in economia, riflessioni

2 risposte a “triplo sbaglio mortale

  1. anonimo

    Egregio Imprenditore Paolo Federici,
    condivido in toto la tua diagnosi, ma ho paura che, forse per non spaventare l'impaurito e pessimista popolo italiano, hai approssimato per difetto le tue previsioni.
    Ero stato in Cina un paio di anni fa, ed ebbi la fondata sensazione che "quelli" avrebbero travolto entro un trentennio il mondo occidentale, specie dal punto di vista economico.
    Ci sono ritornato la scorsa primavera, e devo essere più drastico: ancora poco tempo e "ci mangeranno i maccheroni in testa".
    C'è una categoria di italiani che mi fa scassare dalle risate: quelli che, schizzinosi, affermano: "Per carità, alla larga dai cinesi. Quelli non hanno i diritti umani. (Noi, invece, abbiamo Berlusconi che ci rende orgogliosi all'estero). Io non compro nessuna cosa fabbbricata in Cina", aggiungono orgogliosi.
    Quando leggo queste cose, giuro che cado per terra morto dall'ilarità.
    Fosse davvero così, dovrebbero uscire tutti nudi sulla strada, e a casa non avere alcun oggetto elettronico , video e informatico. Nemmeno una spilla da balia.
    Un'ultima cosa: tutte le persone che affermano tali idiozie sono dei berlusconiani convinti. Ho potuto appurarlo in mille modi.
    Questi continuerebbero a votare il mago di Arcore anche se lo vedessero coi propri occhi adescare con successo una minorenne.
    Altra considerazione: tutte queste persone amanti di Berlusconi e in odio del popolo cinese si professa credente.

    Ma i veri CREDENTI non dovrebbero scandalizzarsi di avere come punto di riferimento (difatti lo votano) Silvio Berlusconi? Quale esempio di morale offre alle persone?
    Niente affatto: lo votano lo stesso. E questo la dice lunga sull'italianità.

    mario

  2. PaoloFederici

    caro Mario
    anch'io sono stato in Cina, diverse volte.
    Concordo – ovviamente – con te, anche perché ho visto il ponte che collega Shanghai a Ningbo: 35 chilometri … costruiti in 5 anni (uno e mezzo per la progettazione e tre e mezzo per la realizzazione)
    Per chi non lo sapesse quel ponte di 35 chilometri (sul mare)  è lungo 10 volte la distanza dello stretto di Messina (che misura "solo" 3,5 chilometri).
    Notata la differenza?
    Paolo

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