Alleati, non nemici …!

leggendo gli ultimi interventi sulla stampa a favore degli autotrasportatori (da Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto, a Mario Besi, Direttore di Uomini e Trasporti) ciò che traspare è una accusa anche esplicita: le “colpe” della crisi dell’autotrasporto sarebbero dovute soprattutto all’esistenza degli intermediari (definiti talvolta “bagarini”) che comprano e rivendono i servizi, guadagnando sulla pelle degli altri.
Poiché gli “intermediari” (incriminati) sono soprattutto gli spedizionieri, vorrei spiegare, una volta per tutte, come gli spedizionieri italiani non siano nè i nemici dell’autotrasporto nè gli sfruttatori di una categoria già fin troppo vessata, ma i veri (e forse unici) alleati che possono aiutare gli autotrasportatori a superare la situazione di crisi.

(1) gli spedizionieri italiani gestiscono “spedizioni” internazionali, quindi merci che per una piccola tratta si spostano in Italia mentre per una molto più grossa “tratta” si spostano al di fuori dall’Italia. Parlo di trasporti di merce destinata negli Stati Uniti, spedita per via mare o per via aerea … di merce importata dalla Cina, spedita per via mare o per via aerea … di merce scambiata con altri paesi Europei, spedita anche per via ferrovia.
Nella “tratta” interna Italia, gli spedizionieri si affidano agli autotrasportatori.
Poiché per arrivare a gestire trasporti su base internazionale, lo spedizioniere ha bisogno di strutture, conoscenze, capacità, esperienze … non da poco, e deve “lottare” in un mercato altamente concorrenziale, gli si dovrebbe dare atto dello sforzo fatto per “portare a casa” del lavoro. Lavoro che poi viene, per la “piccola” tratta interna Italia, sub-appaltato al mondo dell’autotrasporto.
Se gli spedizionieri italiani “smettessero” di esistere, gli autotrasportatori perderebbero automaticamente il supporto che invece, oggi come oggi, ne hanno.
Quindi pregherei vivamente di smetterla di considerare gli spedizionieri come “bagarini” ma vederli come i “fratelli maggiori” che, andando in giro per il mondo ad acquisire traffici, fanno anche gli interessi degli autotrasportatori

(2) che la legge sull’autotrasporto preveda il pagamento a 30 giorni non può che farci piacere. Anche perché c’è un’analoga legge europea (del 2000!) che prevede tali “norme” per tutti! Il problema dunque NON è il non voler pagare l’autotrasporto a 30 giorni. La richiesta è di estendere questa norma Europea a tutta la filiera del trasporto, quindi anche agli spedizionieri, quindi anche alle tratte estere, quindi anche al mondo della produzione. Insomma fare una legge (giusta!) solo per pochi non mi sembra una soluzione equa ad un problema che riguarda tutti.
Gli spedizionieri quindi mai e poi chiederanno la cancellazione della legge che pervede il pagamento a 30 giorni. Chiedono, anzi, l’estensione a TUTTI di una tale norma!
E qui risulta ancora più chiaro il titolo dato a questo articolo: gli spedizionieri sono “alleati” del mondo dell’autotrasporto in questa battaglia. Solo che non mi sembra giusto che una tale norma debba essere valida SOLO per un singolo settore del mondo del TRASPORTO (che, a mio parere, va invece visto in una visuale più ampia, includendovi il mondo della SPEDIZIONE e quello della LOGISTICA)

(3) che il mondo dell’autotrasporto sia debole nei confronti della committenza è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che sia forte nei confronti del Governo (più e più volte il sottosegretario Giachino ha ribadito che, con la nuova legge sull’autotrasporto, si è garantita la pace sociale fino a tutto il 2011). Però adesso è in subbuglio il mondo della “committenza” (in primis “Confindustria”) che non ci sta a subire imposizioni “tariffarie” per legge. Come non dargli ragione? Le “tariffe” fissate per legge fanno parte delle regole in vigore nei paesi comunisti. Se l’Italia, come sostiene il nostro capo del governo, NON è un paese comunista, non si possono nemmeno fissare tariffe di alcun genere. Tutti (spedizionieri, logistici, ma anche produttori, distributori …) vorrebbero poter basare la loro attività su “tariffe fisse” garantite a copertura dei costi, ma la realtà non è questa. Tutti gli altri (spedizionieri, logistici, ma anche produttori, distributori …) debbono fare i conti con la concorrenza. Vedere che il Governo fa figli e figliastri non è accettabile in un Paese moderno. Sapere che per ottenere il riconoscimento di certi diritti (come quelli concessi agli autotrasportatori) che penalizzano tutti gli altri (spedizionieri, logistici, ma anche produttori, distributori …) basta “ricattare” il Governo, non è un bell’esempio per il Paese. Ma, come ho già detto, se gli autotrasportatori non sono capaci di dire “no” alle proposte indecenti dei loro clienti, non possono “ricattare” il Governo per farsi valere! Se (come mi ha scritto un autotrasportatore) la multinazionale vuole pagargli un prezzo “indecente”, lui ha tre possibilità
(A) accettarlo … decidendo così di lavorare solo per perdere dei soldi
(B) NON accettarlo, ed andare a cercare ALTRO lavoro (come faccio io, giornalmente, con la mia bella ventiquattrore, andando a bussare a destra ed a manca)
(C) chiedere a “papi” che gli dia una mano per risolvere il problema tramite un’imposizione delle tariffe per legge.
Aver deciso di percorrere la “terza” via non fa onore agli autotrasportatori

(4) e veniamo alla questione delle responsabilità: continuare a dire che se un autotrasportatore prende una multa o causa un incidente, la colpa deve essere addossata al “committente” è semplicemente assurdo. Ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità! Dire “vado a rubare perché … così fanno tutti” non giustifica i ladri. Allo stesso modo sostenere che “devo guidare 12 ore al giorno a fare le corse … perché così mi viene imposto” non dovrebbe giustificare le colpe degli autotrasportatori. Altrimenti arriveremo anche a giustificare chi dice “lavoro per la mafia perché non trovo altro da fare”.
Così come TUTTI dovrebbero dire “no, alla mafia”, così come TUTTI dovrebbero dire “no, ai furti”, così TUTTI gli autotrasportatori dovrebbero dire “NO” a chi gli impone tariffe troppo basse o condizioni di lavoro inique. Smettendola di aspettare l’aiuto dalla politica; aiuto sempre e solo ottenuto ricattando l’intero Paese.
Noi (spedizionieri, logistici, produttori … seri) siamo pronti a dare una mano. Chissà che questa rivoluzione copernicana del modo di pensare e di operare degli autotrasportatori non fermerebbe anche l’avanzata delle multinazionali che stanno massacrando impunemente il mercato. Quelli sì che sono il “nemico” comune, contro il quale indirizzare i nostri sforzi congiunti. Perché noi (spedizionietri e autotrasportatori) siamo sulla stessa barca e dobbiamo semplicemente decidere se condurre una battaglia “insieme”, da alleati … o andare avanti con questa “guerra tra poveri” che, alla fine, vedrà solo un terzo che gode (tra i due litiganti): le multinazionali del trasporto!

Paolo Federici

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