l’un contro l’altro armati

è in atto la “solita” guerra tra proveri: “poveri” dipendenti dell’industria privata (precari, co.co.co., partite iva individuali) contro “poveri” dipendenti dello Stato (oggi vittime sacrificali del nuovo programma di risanamento nazionale).
Leggendo i tanti commenti sui giornali e sui blog, balza all’occhio lo scontro tra i due mondi.
Prendiamone uno a caso. A chi (dipendente pubblico) si lamenta perché gli viene bloccato lo stipendio di 1.500 euro … qualcuno risponde: “sono veramente contento di questi tagli ai dipendenti pubblici, almeno si potra` sperare che essi solidarizzerano con i dipendenti privati che i suoi “miseri” 1.500 euro netti al mese (+ 13esime + ferie pagate + Varie ed eventuali) se li sono dimenticati da mooooooolto tempo.”
In fondo è proprio questo che vogliono i nostri governanti, secondo l’antico adagio del “divide et impera”.
La Gelmini ha in programma di lasciare a casa 137.000 insegnanti.
Sembra che la cosa non preoccupi nessuno (se non i 137.000 mila, appunto!).
In fondo in ogni “azienda” che si rispetti, i rami secchi vanno tagliati.
La cosa che in tanti sembrano NON capire è che NON si può equiparare uno STATO ad un’AZIENDA.
Se un’AZIENDA licenzia … lo STATO deve farsi carico dei problemi dei licenziati.
Ma se è lo STATO a licenziare, chi si farà carico dei problemi dei licenziati?
C’è uno stravolgimento dei compiti e dei valori: tutto perché ormai l’unico ideale (anche dello STATO) è quello del PROFITTO.
Ed il popolo bue plaude e gode delle difficoltà di parte dei suoi simili.
Finché il plaudente non diventerà, lui stesso, vittima del sistema.
Ahi serva Italia, di dolore ostello … non è cambiato proprio niente.
Paolo Federici

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