I PADRONCINI DECIMATI

ha certamente ragione Di Vico quando, sul Corriere del 25 maggio, racconta dei problemi della categoria del trasporto terrestre.
L’ha un po’ meno quando prende per buona l’affermazione in merito agli intermediari considerati “bagarini”.
Già qualche tempo fa proprio gli “intermediari” ed i committenti erano stati considerati (dal Presidente di Conftrasporto) alla stregua di “mandanti” : imponendo ai trasportatori tempistiche quantomeno inadeguate, ecco che anche la responsabilità degli incidenti doveva ricadere sulle spalle di altri anziché sugli autisti.
Dal sito di CONFTRASPORTO: “È giusto denunciare – scrive Uggè – come ha fatto il Tg1 nell’edizione serale di mercoledì 21 aprile, i tanti casi di padroni senza scrupoli che costringono gli autisti di tir a turni massacranti con elevatissimi rischi per la sicurezza stradale, ma altrettanto giusto sarebbe denunciare l’esistenza di moltissimi committenti, a volte aziende di primissimo piano dell’economia nazionale, che sono i veri e propri “mandanti” di questo fenomeno. Imprese che impongono di fatto agli autotrasportatori di violare la legge, obbligandoli a portare a destinazione le proprie merci chiedendo tempi di consegna che solo violando la legge è possibile rispettare“.
Ecco dunque che oggi le prospettive sono solo quelle di un fermo dell’autotrasporto che reclama “sussidi” statali (400 milioni di euro).
Proviamo ad esaminare il problema in maniera diversa ed a proporre soluzioni alternative?
Intanto la enorme frammentazione (ci sono 163.000 “aziende” di trasporto in Italia, con un parco utile di 460.000 camion) certamente impedisce una corretta gestione delle operazioni.
Ve lo immaginate 163.000 fornitori che bussano alla porta della Pirelli (porto un esempio a caso) offrendosi per effettuare i trasporti di pneumatici in giro per l’Italia?
Ognuno proponendosi, magari, con solo un camion … di proprietà, con il quale potrà eseguire solo “un” trasporto!
E’ chiara la necessità dell’intermediazione, come avviene nel settore immobiliare, come avviene nella grande distribuzione, come avviene nell’edilizia, come avviene nel settore bancario.
Insomma, la soluzione NON è togliere gli intermediari (che, anzi, andrebbero ringraziati perché fanno loro tutto quel lavoro “commerciale” che il padroncino non può proprio fare!).
La soluzione, semmai, è ridurre il numero delle “piccolissime” società di trasporto.
Possibile che 10, 20, 30 … padroncini non siano in grado di “consorziarsi”, di creare delle società cooperative, di allearsi dando vita a gruppi compatti?
L’egoismo imperante che porta ognuno a voler essere padrone solo di stesso è la vera causa della crisi del settore.
D’altronde si tratta di una legge di mercato: troppa offerta fa scendere drasticamente i prezzi.
Ed oggi oltre all’offerta “nazionale” ci sono una miriade di operatori “europei” che sono presenti sul mercato.
Dicevo dei “ringraziamenti” agli intermediari: prendiamo, ad esempio, gli spedizionieri che si occupano di trasporti marittimi.
Un padroncino, pur proprietario di un camion, non potrebbe mai gestire un trasporto di merce per l’Argentina. Lo spedizioniere, invece, nel coordinare le operazioni potrà richiederne i servizi per la tratta terrestre Italia, facendolo partecipe dei benefici (così come l’architetto, nel coordinare il lavoro di muratori, idraulici, elettricisti, imbianchini … rende tutti partecipi dei benefici legati alla costruzione di una casa.)
Dunque abbiamo chiarito, spero, che se i prezzi sono troppo bassi la colpa non è certo degli intermediari (anzi), che la soluzione non è colpevolizzare ed eliminare proprio gli intermediari, che talvolta andrebbe tentata una soluzione alla fonte: anziché colpevolizzare “gli altri” fare un po’ di esame di coscienza e chiedersi come mai problemi analoghi ai nostri NON ci siano in Germania oppure in Francia.
Pensare poi che l’incapacità di una categoria a “gestire” le problematiche legate al mercato debba essere risolto sempre e comunque con soldi “di tutti” (attingendo a contributi statali oppure imponendo tariffe “governative”, già una volta, in passato, dichiarate non conformi alle leggi europee!) la dice lunga sul futuro che ci aspetta.
Se oggi vanno pagati 400 milioni di euro a quella categoria, domani si sentiranno autorizzati a chiederne altrettanti se non di più, in una spirale senza fine.
In un’Europa che va sempre più verso la totale liberalizzazione di prezzi e servizi, l’Italia berlusconiana intende dunque tornare alla statalizzazione?
E poi, facciamo due conti: 400 milioni di euro diviso per 460.000 camion, significa lottare per un contributo (per ogni camion) di poco più di 2 euro al giorno.
Non sarà che i 400 milioni finiranno nelle solite tasche di pochi lasciando le decine di migliaia di padroncini con i soliti problemi di adesso e con qualche giornata in meno di “guadagno”?
Senza dimenticare il danno enorme (ben oltre i 400 milioni di euro) che sarà causato all’economia del nostro Paese.
Paolo Federici

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