Nibor Dooh

togliere ai poveri per dare ai ricchi
Mi sono trovato a discutere di “numeri” e, avendo studiato matematica al Liceo Scientifico, ho sempre ritenuto che i numeri siano “indiscutibili”, nel senso che due più due “dovrebbe” fare sempre quattro, qualsiasi ideologia politica si intenda abbracciare.
Avrete già capito che Nibor Dooh non è altro che Robin Hood a rovescio.
E allora lasciatemi spiegare.
Partiamo dalla Costituzione che all’art. 33 recita:
“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
Quindi se qualcuno vuole aprire delle scuole private è libero di farlo. Non è invece consentito alla Stato di dare dei contributi a quelle stesse scuole private.
Anche perché quello che si da alla scuola privata (con la scusa che così facendo si “aiuta” anche il “povero” che volesse iscrivere il figlio alla privata!) va solo a beneficio dei ricchi (perché se una retta costa 5.000 euro, non è che “contribuendo” con 1.000 euro si permette al “povero” di far frequentare al figlio quella scuola. Al massimo si fanno risparmiare 1.000 euro al ricco che non ha certo problemi a spenderne 5.000 anziché 4.000!)
Allargando il discorso è lo stesso problema dell’ICI: togliere l’ICI a chi pagava MENO di 300 euro era un modo per aiutare “i poveri” (ed è quello che aveva fatto il governo precedente). Togliere l’ICI a tutti … ha solo favorito i ricchi (visto che i “poveri” erano già esentati!)
Quindi già con questi primi due “punti” della discussione, abbiamo chiarito che lo Stato sta dando soldi (e tanti) ai ricchi che possono permettersi la scuola privata ed ai ricchi che hanno case grandi per le quali l’ICI sarebbe superiore ai 300 euro.
Facendo credere di aiutare i poveri, mentre così non è.
E adesso veniamo ai numeri. La “scuola” pubblica costa allo Stato (mi dicono) circa 70 miliardi di euro all’anno. Tremonti ha deciso che questo costo è troppo alto e quindi ha incaricato la Gelmini di “tagliare” le spese di almeno il 10 per cento. E la Gelmini taglia 8 miliardi.
Come si fa a tagliare?
Riducendo le spese. Siccome la spese sono fatte per oltre il 90 per cento di stipendi, tagliare le spese vuol dire tagliare il numero degli stipendi da pagare, quindi “lasciare a casa” il 15 per cento degli insegnanti (la Gelmini prevede 134.000 insegnanti in meno, in tre anni).
Ottenendo così due risultati: gravando la scuola pubblica di inefficienza (perché se mettiamo 85 persone a fare un lavoro che facevano in 100, è chiaro che il lavoro sarà “incompleto” rispetto a prima) e, contemporaneamente, aumentando il numero dei disoccupati, quindi del disagio sociale, quindi dei problemi legati alla mancanza di lavoro.
Considerare lo Stato come un’azienda dove, per aumentare il profitto, si tagliano i costi è il modo più sbagliato di gestire il bene comune.
Perché un’azienda può anche NON preoccuparsi dei problemi che andrà a creare a chi i tagli li subisce (leggi: al “personale licenziato”), ma uno STATO deve preoccuparsi di tutti i suoi figli, sempre e comunque.
Un titolare d’azienda può anche decidere di licenziare per il bene dell’azienda. Un padre di famiglia mai e poi mai penserà di mettere in strada i propri figli.
Lo Stato dunque dovrebbe ragionare come una grande famiglia. Purtroppo ragiona come una grande azienda.
Se poi calcoliamo che il contributo alla scuola pubblica è di circa 1 miliardo di euro (basta moltiplicare mille euro cadauno per ognuno del milione di studenti iscritti alle “private”) ed il taglio dell’ICI ai ricchi ha comportato un “minus” di 3,6 miliardi di euro per le casse dello Stato, ecco che oltre metà dei tagli gelminiani si potrebbero comunque evitare facendo restituire ai ricchi il “maltolto”.
Insomma, comunque la si giri, la storia non cambia: si sta uccidendo la scuola pubblica per “favorire” la privata (frequentata solo dai ricchi) aiutando le famiglie (dei ricchi) non solo con contributi statali ma anche con l’esclusione dal pagamento dell’ICI.
E questa è matematica elementare.
Paolo Federici

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2 commenti

Archiviato in cultura, Politica, scuola

2 risposte a “Nibor Dooh

  1. anonimo

    chi è al potere può anche rivoltare i numeri, l'importante è smascherare l'operazionegrazie da parte della scuola pubblicamaria rosa

  2. PaoloFederici

    purtroppo spacciano per "libertà" la possibilità di scegliere tra scuola pubblica e scuola privata, sapendo benissimo che solo "pochi" posso davvero scegliere (quelli che hanno i soldi!).Come spacciano per "libertà" la possibilità di scegliere tra sanità pubblica e sanità privata (elogiando, magari, il sistema americano).Come spacciano per "libertà" la possibilità di scegliere tra una casa vista colosseo ed una casa in periferia!Come spacciano per "libertà" la scelta di avere uno stipendio di 30.000 euro al mese oppure uno di 900.D'altronde, sono il partito della libertà!Eppure basterebbe leggere 1984 di Orwell (oppure, anche, "la fattoria degli animali") per capire che la libertà di scelta, nei fatti, non esiste.Siamo, è vero, tutti uguali … ma qualcuno è sempre più uguale. Paolo

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