22 febbraio 2010: convegno sull’attività dello Spedizioniere

ecco l’intervento di Riccardo Fuochi, presidente di CONFAPI TRA.SPE.LOG.

In questi ultimi mesi la crisi economica che ha colpito tutto il mondo ha messo in drammatica evidenza le carenze del nostro settore trasporti.
Ovviamente quando parlo di trasporti o logistica intendo parlare di tutta la filiera logistico-distributiva, con tutte le sue componenti: spedizioni, logistica, autotrasporto ,sistemi portuali e aeroportuali.

Il trasporto è la base del commercio.
Soprattutto con la globalizzazione c’è chi produce (magari in Cina o in India) e chi consuma (spesso in luoghi molto distanti da quelli di produzione, come l’America o l’Europa).
Per questo il trasporto ha una funzione determinante nell’economia mondiale, ed il ruolo centrale è proprio quello dello spedizioniere.
Che va visto non come intermediario ma come coordinatore di tutte le fasi del sistema logistico e del trasporto.
Ma, soprattutto lo spedizioniere ha la capacità di sopperire alle inefficienza strutturali del sistema che, lasciatemelo dire, in Italia ormai sono davvero troppe:
-Troppa burocrazia
-Troppe complicazioni doganale
Sistema AEO che non da alcun vantaggio
Pre-Clearing
Uffici Unici (Sanita’, CITES,Veterinario )
Sistema di controlli
-Troppi frazionamenti soprattutto per quanto riguarda il numero dei porti
-Troppi aeroporti e, soprattutto, nessun vero hub (gli “hub” sono Francoforte, Amsterdam, Monaco, Parigi. Purtroppo, finora, Malpensa è ancora indietro rispetto agli altri!)
-Troppo poca intermodalità (anziché aumentare, la quantità di merce movimentata via treno è in diminuzione!)
-Troppi interporti, spesso inutili e semivuoti (ed inesistenti laddove ce ne sarebbe più bisogno, come a Milano, per esempio.)
Anche iI Ministero dei Trasporti è troppo concentrato nell’affrontare i problemi di un solo settore: quello terrestre, dimenticando che il trasporto, in quanto tale, è anche mare, cielo e rotaia.
Forse dovremmo aspettarci un Ministero della Logistica, perché finalmente qualcuno si faccia carico dei problemi?

Ho parlato di delocalizzazione in Cina ed in India.
Ritengo che i fattori che determinano la delocalizzazione produttiva siano noti a tutti.
I Paesi emergenti, in particolare Cina e India, ma anche Vietnam, Brasile, Indonesia, Messico o Paesi più vicini (Romania, Polonia, Ucraina ecc.) dispongono di un potenziale enorme di mano d’opera a basso costo e pertanto sono decisamente più competitivi rispetto ai mercati tradizionali.
Abbiamo pertanto assistito ad un progressivo spostamento delle produzioni verso altri Paesi.
Si e’ anche cercato di difendere le produzioni, ma in alcuni settori senza alcun risultato positivo.
Siamo quindi perdenti nei confronti di queste nuove economie.
Questo fenomeno ha creato un cambiamento drammatico nel settore dei trasporti e della logistica distributiva.
Con quella produttiva si e’ determinata anche la delocalizzazione delle attività di trasporto e logistica.
Le merci che in passato erano prodotte e distribuite dall’Italia verso il territorio stesso e l’Europa ora vengono prodotte in Cina, India ecc. e da qui spesso spedite direttamente verso le destinazioni finali.
Oppure vengono indirizzate verso HUBs logistici situati in Germania, Olanda, ecc. da cui parte poi la distribuzione in tutta Europa.
Sono relativamente pochi i casi in cui si e’ scelta l‘Italia come piattaforma distributiva Europea..
Le grosse societa’ di consulenza internazionale “suggeriscono” ai grossi gruppi Multinazionali – di utilizzare i centri logistici del Nord Europa come basi per la distribuzione Europea (Deloitte, Kurt Salmon, Baker Mc Kenzie ecc.).
Vedi statistiche
Veniamo quindi privati (derubati) di importantissimi flussi di traffico.

Quindi ,oltre a essere perdenti nelle produzioni rispetto ai Paesi emergenti, lo siamo anche nella logistica riguardo a Paesi con costi decisamente piu’ elevati dei nostri.

GEOGRAFICAMENTE saremmo vincenti: le navi che arrivano dal Far East, ad esempio, potrebbero sbarcare tutte le loro merci in Italia e noi potremmo curare la distruzione in Europa partendo dal basso, da Sud!
Invece siamo perdenti anche in questo: le navi vanno a sbarcare in Nord Europa e poi la distribuzione viene fatta partendo dall’alto, da Nord.

Ed ora stiamo temendo la concorrenza dei Paesi del Sud del Mediterraneo. Egitto, Tunisia, oltre alla storica Malta, per non parlare del Marocco hanno avviato una massiccia politica di investimento nel settore logistico-portuale tale da impensierirci e far temere una pesante ricaduta sui nostri porti di transhipment.

E a fronte di questo qualcuna pensa che la soluzione sia quella di chiudere gli Hub del sud !!

Ma perché non ricordarci che i nostri sono Porti Europei con tutte le implicazioni che questo significa e gli altri no ?
Ma perché non pensiamo invece di far diventare la nostra Gioia Tauro la “Singapore” del Mediterraneo ?
Abbiamo presente quali enormi volumi di traffico arrivano a Singapore per essere consolidati sulle diverse destinazioni Europee ?
Da noi ci sarebbero condizioni ancora più favorevoli per ricevere i containers dal Sud est Asiatico e smistarli in tutta Europa già sdoganati.

Il nostro Paese si e’ trovato assolutamente impreparato ad affrontare un problema di tale proporzioni soprattutto per la mancanza di cultura nel nostro settore.

Non si e’ mai fatta una politica per sostenere un servizio (quello del trasporto distributivo) che in altri Paesi e’ trainante per l’economia. Uno dei pochi settori in grado ancora oggi di creare nuovi posti di lavoro.

E se qualcuno ha provato a dar vita a un vero sistema logistico distributivi in Italia, ha fallito.
Perché?
Perché tutta una serie di problemi di carattere strutturale, burocratico, politico, logistico hanno fatto si che il nostro territorio venisse “colonizzato” da gruppi esteri e multinazionali sempre più potenti.
CEVA, DHL, TNT, NORBERT DETRASSANGLE, sono tra le maggiori società di logistica in Italia ma il loro vero obiettivo e’ di trasferire i centri distributivi europei nei loro Paesi – Olanda, Germania, Francia.
E’ vero i nostri gruppi GAVIO, NUMBER 1, ARCESE, sono estremamente importanti e attivi, ma questo non e’ sufficiente a contrastare i grossi gruppi multinazionali. Sono importanti aziende locali con una scarsa proiezione internazionale.

Nei Paesi del Nord Europa sono in atto incentivi fiscali oltre ad una semplificazione delle procedure e delle normative che li rende assolutamente concorrenziali.
Dispongono di strutture efficienti, Porti con retroterra, servizi intermodali e ferroviari funzionanti, rete autostradale non congestionata.
E i dati lo dimostrano.
Il solo Porto di Rotterdam movimenta 10,800,000 teu un quantitativo pari a quello di tutti i porti Italiani messi assieme,ma di cui almeno il 30% rappresenta un’attività di feederaggio da un porto all’altro
La Dogana Olandese effettua 64 milioni di operazioni doganali rispetto ai 13 milioni effettuare in Italia…e molte di queste riguardano merci destinate o provenienti dall’Italia
Non disponiamo di centri logistici adeguati in concomitanza con i porti privandoci della possibilità di effettuare lavorazioni ad alto valore aggiunto .
E questo e’ quanto ci deve fare riflettere.

La domanda che dobbiamo porci quindi e’: che cos’e’ che non funziona nel nostro sistema ??
Qui non stiamo parlando i bassi costi, ma di efficienza !
E da cosa deriva l’efficienza se non da strutture efficienti , assenza di burocrazia, ma soprattutto consapevolezza ed attenzione ai problemi della categoria da parte delle Istituzioni ?

I gruppi multinazionali , forti delle loro posizioni di monopolio in certi settori si possono permettere azioni di dumping tese a buttare fuori mercato le PMI. Che sono il sistema portante della nostra Economia.
E in questo momenti di c
risi lo possiamo toccare con mano tutti.
La dinamica delle tariffe che non coprono nemmeno i costi vivi, le condizioni di pagamento che questi gruppi si possono permettere, ma anche le sinergie di scala ed i network di cui dispongono i big boys.

Anche i nostri Porti sono, in gran parte, gestiti da gruppi esteri
GIOIA TAURO gruppo CONTSHIP – Germania
LA SPEZIA l’area container è del gruppo CONTSHIP – Germania
NAPOLI gruppo COSCO – Cina (50%)
VOLTRI PSA – Singapore
TARANTO Evergreen
VENEZIA PSA – Singapore

Quanto al Trasporto Aereo, che dire?
Sappiamo tutti quale e’ la situazione della nostra Compagnia di bandiera e nonostante timidi tentativi da parte di alcuni privati – vedi CARGOITALIA (gruppo Leali) non abbiamo una compagnia Cargo degna di tale nome.
La maggior parte delle merci da/per l’Italia viene spedita tramite altri aeroporti europei

MXP 403,000 tons
FRA 2,017,000 tons
PAR 1,307,000 tons
AMS 1,349,000 tons
LON 1,270,000 tons
BRU 695,000 tons

Recentemente abbiamo avuto modo di sentire dirigenti della SEA annunciare con grande soddisfazione – che Malpensa ha recuperato volumi di traffico ed e’ora il sesto aeroporto europeo per il settore cargo. Ma e’ mai possibile che dobbiamo sempre accontentarci di essere in “buona posizione” e che non abbiamo mai l’ambizione di essere i primi in qualcosa?

Allo stesso tempo la logica delle Multinazionali sta distruggendo un patrimonio di capacità imprenditoriale e manageriale tipica delle PMI.
Mano a mano che le PMI vengono acquisite o chiudono si disperdono esperienza e professionalità e soprattutto capacità imprenditoriale.

I managers delle Multinazionali non sono in condizioni di prendere decisioni, o di elaborare programmi imprenditoriali.

Il problema che accomuna tutti i partecipanti alla filiera logistica, è comunque il calo dei volumi .
A nulla valgono provvedimenti di aiuto a singoli settori se non sono accompagnati da una politica tesa ad incrementare i traffici .
E a chi spetta il ruolo “centrale” di coordinamento delle attivita’ logistiche se non proprio alle Spedizioniere?
Che tra l’altro e’ l’unica entità con una proiezione internazionale che gli consente di andare a “cercare” i traffici e a convincere i grossi operatori internazionali a utilizzare le nostre strutture, nonostante le carenze che abbiamo già più volte evidenziato.
Quindi noi spedizionieri non chiediamo finanziamenti o sovvenzioni. Chiediamo soltanto di metterci nelle condizioni di svolgere il nostro lavoro nelle stesse condizioni dei Paesi del Nord Europa.

I fattori determinanti per la sopravvivenza della nostra’ attività, oltre all’insostituibile capacità imprenditoriale e alla professionalità che ci contraddistingue sono :

-AGGREGAZIONE
-FORMAZIONE – NON ESISTONO SCUOLE CHE FORMANO GLI OPERATORI DI LOGISTICA E DEI TRASPORTI
(RICHIESTA POSTI LAVORO- ADDETTI INTROVABILI – 24 ORE)
-INFRASTRUTTURE
-EFFICIENZA

Lasciatemi finire con un po’ di sano ottimismo
Mi hanno insegnato che dietro ogni difficoltà si nasconde un’opportunità
E allora la concorrenza con i grandi porti del Nord Europa e del Mediterraneo può diventare un’occasione di rilancio per il nostro sistema portuale e logistico.

Chiediamo dunque alle autorità un impegno ben preciso affinché le merci non si spostino tutte verso il Nord Europa.

Abbiamo letto che c’è l’intento, da parte del Governo, di creare un’authority per i porti: bene, chiamate anche gli spedizionieri a farne parte.
O meglio creiamo un’ authority della Logistica con tutte le sue componenti.
Noi siamo pronti a darvi una mano!

RIccardo Fuochi

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