Anche i porti, presto in mano alle banche?

leggo su un giornale di settore che “la logistica italiana è polverizzata … senza riuscire a fare un salto, sul modello tedesco, dove questo passaggio è avvenuto e con successo”
E ancora: “la Germania ha la prima azienda al mondo di logistica …”
Bene, queste sono le parole!
E i fatti?
QUELLA azienda di logistica di successo, prima al mondo … continua a perdere MILIONI (anzi MILIARDI) di euro, continua a LICENZIARE migliaia (anzi decine di migliaia) di persone … continua a chiudere CENTRI DI LOGISTICA (solo dall’inizio dell’anno e solo in provincia di Milano ne ha chiusi due!).
Dovrebbe essere quello il modello al quale aspirare?
E se la forza dell’Italia fosse proprio nella miriade di piccole aziende che saranno anche polverizzate ma sono efficienti e produttive?
Non ci stanno ripetendo, da mesi, per non dire da anni ormai, che l’Italia sta in piedi grazie al lavoro delle piccole e medie imprese?
E allora … perché dovremmo abbandonare il modello vincente “italiano” per passare al modello “perdente” tedesco?
Intanto leggo anche (sul “Corriere”, mica sulla gazzetta condominiale!) che le banche vogliono scendere sui moli del Nord e finanziare i nuovi terminal, ma chiedono che i partner operativi abbiano mano libera e soprattutto veloce.
A Milano si dice “Ofelè fa el to mestee” per significare che ognuno deve fare il proprio lavoro.
E allora le banche dovrebbero fare le banche e non inventarsi compiti ed incarichi specialistici nei quali “altri” sono attivi da tempo.
Ed infatti la risposta non si è fatta attendere. Sempre il Corriere riporta la reazione di Assoporti, per voce del suo presidente, Francesco Nerli: “Se vogliono toglierci di mezzo, escluderci dal confronto, è chiaro che non ci stiamo. Le banche vogliono investire? Ben vengano, le regole e le leggi ci sono già.”
Dopo aver portato l’Italia sull’orlo del baratro, le banche e la loro finanza creativa, tanto cara al nostro amato Tremonti, adesso sembrano intenzionate a prendere il controllo anche dei porti.
Per “salvarli”?
Come hanno “salvato” Alitalia?
O come hanno “salvato” i risparmiatori che, confidando nelle banche, avevano investito su Cirio e Parmalat?
Per tornare ai porti, sta di fatto che la legge sull’autonomia è già bell’e pronta sul tavolo del ministro (Matteoli) ma la cassa è saldamente nelle mani di Tremonti e questi non ci pensa proprio a finanziare “quella” legge, e così lo stallo continua.
Per poi citare un altro vecchio adagio (fare i conti senza l’oste) ai tavoli dove si discutono tutte queste belle prospettive non è stato invitato alcun rappresentante del mondo del trasporto e della logistica.
E pensare che le varie associazioni di categoria (da Fedespedi a Confetra, da Confapi a Assologistica … ma potrei citarne a iosa) sarebbero ben disposte a dare una mano.
Ma il mondo della politica è ormai troppo distante dal mondo “reale” per aprire un tavolo di confronto: sanno sbagliare da soli, è chiaro!
Paolo Federici

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