era ora …!

era ora …!
ogni tanto mi chiamano per tenere qualche lezione sui trasporti.
Tra le varie argomentazioni, disquisizioni, spiegazioni … c’è un punto focale.
L’importanza della posizione geografica dell’Italia (anche se, oggi come oggi, la geografia è “under attack”, come direbbero gli americani. La Gelmini è intenzionata a farla sparire dai programmi di studio o, comunque, a ridurla drasticamente!) è evidente:

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(grazie a Laura Canali per la cartina)
Perché – chiedo ai miei “alunni” – le navi che arrivano dalla Cina piene di containers con merce destinata in tutta Europa NON si fermano in Italia (lasciando poi che, partendo dai porti italiani, si faccia la distribuzione in tutta Europa partendo dal SUD EUROPA) ma arrivano fino a Rotterdam ed Amburgo per poi fare la distribuzione in tutta Europa partendo dal NORD EUROPA?
Eppure Monaco di Baviera (tanto per fare un esempio) è molto più vicino a Genova che non ad Amburgo.
Per non parlare dell’Egitto o di Israele.
Possibile che merci destinate all’Egitto ed a Israele vengano “trasbordate” a Rotterdam?
Beh, basta cercare su internet e trovate il resoconto di una delle mie ultime lezioni:

La concorrenza con i grandi porti del Nord Europa? Un’occasione di rilancio per il nostro sistema portuale, secondo Paolo Federici, membro del Consiglio direttivo di CONFAPI TRA.SPE.LOG, (organismo che raccoglie autotrasportatori, spedizionieri, operatori logistici, terminalisti portuali, agenti doganali), intervenuto alla Liuc nell’ambito del corso di Gestione dei Processi Logistico Produttivi della Facoltà di Ingegneria, tenuto dal professor Fabrizio Dallari.
Un incontro che rientra anche nell’attività del C-log, Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università Carlo Cattaneo dedicato alle tematiche afferenti al mondo della Logistica, dei Trasporti e della Gestione della Produzione e dell’Innovazione industriale.
“Se è vero che la concorrenza con la Cina è decisamente aspra, dato che il costo del lavoro è molto basso – ha detto – in ambito europeo avremmo invece tutte le carte in regola per competere con porti quali quelli di Anversa, Rotterdam, Amburgo, impegnandoci ad erogare servizi dello stesso livello. In prima battuta l’Italia dovrebbe intervenire in materia di infrastrutture, migliorando dogane e ferrovie, ma anche nella burocrazia, che va alleggerita”.
Una “ricetta” quella di Federici, che parte da una riflessione ben precisa sul nostro patrimonio portuale: “Il porto italiano dove si movimenta il maggior numero di containers è quello di Gioia Tauro e, più in generale, quelli del Sud sono i più idonei ad accogliere navi da tutte la parti del mondo”.
Un porto, quello di Gioia Tauro, che è stato tra l’altro oggetto di un ambizioso progetto condotto da C–log, denominato Logitauro, che aveva come oggetto l’analisi delle reali opportunità connesse allo sviluppo dell’area retrostante il porto, nell’ottica di una sua maggiore integrazione economica e funzionale con il territorio e a fronte del fondamentale ruolo di hub di transhipment per le merci containerizzate provenienti da ogni parte del mondo e destinate ai mercati che si affacciano sul Mediterraneo.
La sfida è quella di portare Gioia Tauro ad essere il primo porto del Mediterraneo per qualità dell’offerta dei servizi, realizzando le condizioni per attrarre sul territorio imprese e attività logistiche.
“Come associazioni di categoria – ha continuato Federici – chiediamo alle autorità un impegno ben preciso affinché le merci non si spostino tutte verso il Nord Europa: la Legge sul Made in Italy è in questo senso un buon viatico ma da sola non basta, deve essere estesa a livello europeo”.
Federici ha ricordato alcune specificità dei maggiori porti italiani, da quello militare di La Spezia a quello di Trieste, centro di smistamento del caffè, e ha evidenziato la posizione estremamente strategica di Milano, città da cui si raggiungono – a mezzo ferrovia – tutti i principali porti italiani: Genova, La Spezia, Trieste, Venezia, Ravenna ma anche la stessa Gioia Tauro e i porti del Nord Europa.
Un vantaggio, quello del trasporto via mare, che risiede sia nell’economicità (in particolare negli ultimi 20 anni i costi si sono ridotti drasticamente, rispetto al trasporto via terra o via aria) che nella capienza, con l’utilizzo dei containers: “E’ la più grande invenzione del secolo scorso che ha modificato i trasporti via mare – ha detto Federici – e permette un significativo risparmio di tempi e costi (i containers hanno infatti una vita media tra i 15 e i 20 anni), e la possibilità di sfruttare la loro natura di mezzo multimodale per facili trasferimenti da un mezzo all’altro”.

Non può che farmi piacere leggere, oggi, questo articolo del Corriere:

Frattini: “Mediterraneo e svolte.Serve un’Authority” (Corriere della Sera)
Roma 05 Febbraio 2010
Corriere della Sera
Franco Frattini
L’Europa ci ha aiutato a crescere salvando il nostro Paese dal rischio della marginalizzazione, oggi dobbiamo sapere andare oltre. Partendo dal Mediterraneo. L’Italia può contribuire a promuovere una vera e propria comunità economica del Mediterraneo dove siano garantite le libertà economiche fondamentali, proprio secondo il modello della prima comunità economica europea. In una prima fase, alla attuazione di politiche condivise che dovranno caratterizzare il percorso di integrazione, si deve condizionare ed ancorare il pieno esercizio delle libertà economiche fondamentali. Libera circolazione di merci, capitali, persone e servizi per ragioni economiche saranno al servizio della crescita, la favoriranno. Ed a regime, come fu per la Comunità economica europea, l’integrazione economica porterà anche l’integrazione sul piano dei diritti umani e, specialmente, condizioni di stabilità. Si tratta dunque di costruire nel solco di una architettura vicina, anche per obbiettivi, a quella immaginata originariamente dai Padri fondatori della Comunità, le politiche economiche di “segno mediterraneo” per realizzare un mercato reale e quindi il funzionamento del principio del mutuo riconoscimento. Possiamo ora parlare il linguaggio dell’ottimismo e del fare anche perché, appunto, per l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo è un nuovo inizio. La forte crescita del Sud-Est asiatico, di Cina ed India, del Golfo, ha creato nuovi mercati commerciali e nuovo fabbisogno di infrastrutture e di servizi per poter gestire gli imponenti flussi del trasporto marittimo. La piattaforma portuale e logistica mediterranea tallona ormai quella atlantica. Ha recuperato, dalla metà degli anni Novanta, circa dieci punti al Mare del Nord e, nello stesso periodo, ha aumentato il traffico containers in media di oltre il 10% l’anno, rispetto ad una media mondiale ferma al 6%. Oggi, il solo Canale di Suez inietta da solo più traffico verso l’Europa che tutto l’Oceano Atlantico. A questi grandi cambiamenti si aggiunge il crescente dinamismo economico e demografico della sponda sud del Mediterraneo, verso cui l’Italia ha consolidato la posizione di primo partner commerciale europeo e l’Ue ha confermato il ruolo di principale donatore. In questo contesto, la Conferenza di Trieste dell’Osservatorio del Mediterraneo rappresenta un’occasione importante per affrontare insieme lo sviluppo di politiche sempre più concertate nel campo delle infrastrutture e dei trasporti. Un progetto di sistema portuale-logistico per l’Alto Adriatico viene in questi giorni approfondito, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, assieme a rappresentanti ed esperti di 20 Paesi dell’area, il Commissario europeo ai Trasporti, il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e numerosi Capi-azienda. E’ un appuntamento particolarmente significativo per com
piere insieme ai Paesi partner un salto qualitativo nella valorizzazione del Mediterraneo all’interno dell’economia globale. E l’occasione per offrire una nuova progettualità italiana all’ambizioso processo dell’Unione per il Mediterraneo. E’ questo anche il compito di una tessitura diplomatica in favore dell’economia che il Presidente del Consiglio non si stanca di incoraggiare.

speriamo solo che alle parole seguano i fatti
Paolo Federici

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1 Commento

Archiviato in economia, giornalismo, Trasporti

Una risposta a “era ora …!

  1. anonimo

    Eih! Federici! Monaco di Baviera è più vicina a Trieste che a Genova. Studia la Geografia!.:-)  Se ne sono accorti persino al Ministero dei Trasporti che ha appena finito un Convegno importantissimo di due giorni 4 e 5 febbraio, dal titolo Mediterranean Mobility Space. Hanno discusso ampiamente sugli investimenti di banche e privati per il Superporto di Trieste-Monfalcone che dovrebbe portare un incremento dai 5000 ai 10.000 teu dagli attuali 1.124.284 totali del Nord Adriatico. Parola di Paolo Costa ed altri autorevolissimi personaggi. Unica clausola: una velocità di attuazione stile cinese! Cioè dev’essere pronto per ieri!
    Ce la faranno i nostri eroi????
    Ciao. Gaia

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