MADE IN ITALY … questo sconosciuto!

leggo l’articolo di sabato 21 novembre (IL GIORNALE), che inizia così:

MADE IN ITALY: 400 PICCOLI IMPRENDITORI IN RIVOLTA
Erano pochi, ora sono tanti. E sempre più arrabbiati. I piccoli e medi imprenditori hanno deciso di far sentire la propria voce, dando forza a un’iniziativa che lo scorso luglio sembrava marginale e limitata al settore tessile, ma che in nemmeno cinque mesi si è trasformata in un movimento ampio, che ora coinvolge altre realtà produttive italiane.

La questione è nota: moltissimi prodotti in vendita in Italia … sono prodotti all’estero. Se vogliamo “risanare” la nostra economia dovremmo, noi tutti, dare precedenza agli acquisti di prodotti italiani. Nel 2006 scrivevo:

Il mercato chiede prezzi sempre più bassi, ma vediamo di chiarire chi “controlla” il mercato. TU quando compri una maglietta, e dovendo scegliere tra quella italiana che costa 50 euro e quella cinese che ne costa solo 2, propendi per quest’ultima. Scegliendo di “risparmiare”, TU condizioni il mercato. Per cui gli imprenditori, per poterti vendere la maglietta a 2 euro, sono “costretti” a trasferire le fabbriche in Cina, licenziando i lavoratori italiani ed assumendo i lavoratori cinesi. Se TU anziché fare una scelta basata sul prezzo (scelta del prezzo più basso) facessi una scelta basata sul prodotto (scelta del prodotto “più” italiano), condizioneresti il mercato per cui gli imprenditori sarebbero “costretti” a chiudere le fabbriche in Cina e sviluppare quelle aperte in Italia, creando nuovi posti di lavoro ed assumendo, anzichè licenziare. Quale è il problema? Che per una scelta condizionata dal vantaggio a breve termine (scelta del prezzo più basso) si causa uno svantaggio a lungo termine (licenziamenti e calo della produzione italiana). Quindi la TUA scelta (quella di risparmiare, optando per il prodotto che costa meno) non crea danno all’imprenditoria (l’imprenditore, come ho detto, non fa che spostare la fabbrica dove più gli conviene) ma crea un danno alla classe operaia italiana. Se tutti, ma dico tutti gli italiani comprassero solo prodotti made in Italy … ecco che la concorrenza cinese sarebbe già finita! E nessuna azienda italiana avrebbe interesse a trasferire le sue fabbriche in Cina, perché poi non venderebbe più i suoi prodotti in Italia. L’economia sarebbe florida, la disoccupazione un ricordo, e non saremmo qui a discutere!

E già qui ci sarebbe da puntualizzare, perché la maggior parte degli italiani SE NE FREGA dell’italianità del prodotto, scegliendo SOLO in base al prezzo.
Anche perché NON è chiaro se un prodotto marcato MADE IN ITALY sia davvero prodotto in Italia.

Quindi (della serie: il gatto che si morde la coda) prima di convincere gli italiani a comprare italiano, bisogna convincere gli italiani che i prodotti con l’etichetta “MADE IN ITALY” siano davvero italiani. Ed avere questa patente di italianità, finora, è pura utopia.
Hanno cercato di fare una legge (che fa acqua da tutte le parti) per tutelare il MADE IN ITALY ma hanno sbagliato per due motivi:

(1) ciò che è marcato MADE IN ITALY … non è al 100 per cento PRODOTTO IN ITALIA: magari una parte della produzione o della lavorazione avviene in Italia, ma il “vero made in italy al 100 per cento” non esiste proprio! E quindi, con questa discussione di lana caprina (cosa possa essere dichiarato ITALIANO e cosa invece non lo sia …!) la confusione regna sovrana. E chi compra, continua a comprare in base al prezzo più basso, incurante dell’etichetta del “MADE IN” visto che tanto NON è affidabile.

(2) hanno fatto una legge SOLO italiana, dimenticando che siamo in Europa. La legge DEVE essere promulgata (non ci sono dubbi) ma deve trattarsi di una legge EUROPEA, altrimenti il risultato sarà che le merci in arrivo dall’estero andranno a sbarcare nei porti del Nord Europa … causando così un ulteriore danno alla categoria del trasporto “italiano” senza alcun beneficio in cambio.

Quindi, facciamo un passo indietro: la legge va fatta, ma va fatta a livello EUROPEO. Poi andrà supportata da una massiccia campagna informativa per spiegare agli italiani il vantaggio di comprare italiano.

E qui (scusate, ma io mi occupo di trasporti … ed anche questo settore ha una sua italianità!) lasciatemi arrivare al dunque: il “Made in Italy” è importante anche nel trasporto e forse vale la pena discuterne! Insomma se l’italianità va promossa nel mondo … va promossa anche in Italia! Il produttore ITALIANO é sicuramente dispiaciuto quando vede che il mercato “italiano” preferisce prodotti simili al suo, ma (scusate il gioco di parole!) prodotti altrove. Ma anche l’OPERATORE DEL TRASPORTO italiano non può essere contento quando vede che gli esportatori (e importatori!) italiani preferiscono affidarsi ad aziende estere perché gestiscano i loro trasporti. Soprattutto se le aziende estere (per lo più proprio quelle multinazionali, con la sede principale in qualche paradiso fiscale!) non è che paghino “molte” tasse (sul reddito!) in Italia.
Paolo Federici

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4 commenti

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4 risposte a “MADE IN ITALY … questo sconosciuto!

  1. anonimo

    Sig Federici,
    mi permetto di  aggiungere un’ulteriore spunto alle sue riflessioni.
    Soprattutto nel mondo tessile ormai la comunità cinese  sta facendo lo sgambetto a quegli imprenditori che trasferiscono le produzioni in Cina.
    Hanno pensato …perché non portare la Cina in Italia? E lo stanno facendo alla grande  quindi la produzione cinese è ormai Made in Italy al 100% (sulla qualità c’è sicuramente da discutere) poiché i cinesi  producono direttamente in Italia. Personalmente credo che stiano guardando anche ad altri settori  redditizi della nostra economia. Hanno grandi risorse da investire.
    Parlando qualche fa  con un amico del tessile mi dice che i Cinesi prettamente tagliano e cuciono  mentre non si interesserebbero per esempio delle tintorie……et  voilà una tintoria è stata acquistata dai Cinesi……
    Sono sempre un passo avanti a noi. Poi se vogliamo aprire un altro capitolo su quanto sacrificato sull’altare della  legalità di queste attività si apre un altro discorso.
    Tiziano

  2. anonimo

    Buongiorno Sig.Federici,
    sono Laura Costato, di Imprese che resistono lombardia, volevo informarla di aver aggiunto sul nostro blog un link al suo.
    Qualora la cosa le recasse disturbo non esiti a segnalarmelo.
    cordiali saluti.

  3. PaoloFederici

    Laura
    nessun problema … anzi è un onore!
    Paolo

  4. anonimo

    articolo pubblicato su: IL MESSAGGERO MARITTIMO" – 26.09.2009
    Ue adotta introduzione del marchio "made in"
    STRASBURGO – Con 529 sì, 27 no e 37 astenuti il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione
    per l’introduzione del marchio ”made in” per un certo numero di prodotti importati nell’Ue. La risoluzione sottoscritta dai popolari, socialisti e democratici, liberali, verdi e dai conservatori europei, in particolare da Cristina Muscardini, Gianluca Susta e Francesca Balzani e Niccolò Rinaldi, sollecita la Commissione Ue a mantenere inalterata la sua proposta e ad avviare dal primo Dicembre, con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, consultazioni e contatti fra Parlamento e Consiglio con la procedura legislativa ordinaria, perchè «ogni ulteriore differimento recherebbe serio danno ai diritti dei cittadini, all’occupazione e al principio del commercio libero ed equo».
    La risoluzione si rifà alla dichiarazione scritta che alla fine del 2007 venne sottoscritta da una larga maggioranza degli eurodeputati e ricorda che il marchio ”made in” si applicherebbe ad un numero limitato di prodotti: tessili, gioielleria, abbigliamento, calzature, mobili, cuoio, apparecchi per illuminazione, oggetti di vetro, ceramiche e borsette. La discussione si trascina ormai da quattro anni, da quando per la prima volta è stato presentato un progetto di regolamento che poi ha avuto vita difficile, soprattutto per l’opposizione di alcuni Stati, in particolare del nord Europa, ma anche da Gran Bretagna, Germania e Francia e per il quale, invece, l’Italia si batte da tempo. Il commissario Ue al Commercio Catherine Ashton, nel suo intervento la scorsa sessione in aula, ha affermato di non poter dare garanzie sui tempi, ma di volersi impegnare ad andare avanti, puntando ad un compromesso che possa superare le perplessità di alcuni stati Ue.
    Soddisfatto della decisione di Strasburgo, il vice ministro allo Sviluppo economico con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, ha dichiarato: «Accogliamo con grande favore la risoluzione del Parlamento europeo, promossa in modo bipartisan e votata a larghissima maggioranza, che è una ulteriore spinta per raggiungere a breve l’obiettivo del regolamento che rende obbligatoria l’etichettatura sulle merci in ingresso nel mercato comunitario».
    Inoltre, ha aggiunto in una nota Urso, «con il nuovo trattato il Parlamento di Strasburgo ha la codecisione sugli atti del Consiglio Ue e quindi i governi europei, fino ad ora scettici sul regolamento del marchio d’origine, non potranno girare la testa dall’altra parte». Urso ha ricordato che «il nuovo regolamento proposto dal commissario Ashton, su spinta dell’Italia, tutelerà 10 categorie produttive tipiche del Made in Italy, dal tessile alle calzature, dalla ceramica alla gioielleria e permetterà di allinearci a ciò che già fanno i nostri principali competitor come Stati Uniti, Cina, Giappone». «Adesso non bisogna distrarsi un attimo – ha concluso – i prossimi mesi saranno quelli decisivi, ma di certo il passaporto per le merci che entrano in Europa, una battaglia che dura da oltre sei anni, oggi è molto più vicino».

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