A I M O N O C E

AIMONOCE: che strana parola ho scritto. Vi chiederete cosa significhi.

Non fate i furbi cercandola subito su google, tanto non la trovate.

Eppure …

Dunque, stamane sono stato invitato a partecipare ad un evento: una premiazione (al giorno d’oggi, un riconoscimento non lo si nega a nessuno!) che voleva essere un’indicazione chiara di cosa sia necessario fare per risollevare l’economia della nostra sgangherata Italia.

Il sottosegretario Giachino ci ha spiegato come la logistica (ed il mondo del trasporto tutto) sia uno dei cardini sui quali si basa l’economia italiana.

Se le attività manifatturiere si stanno spostando in Cina o nei paesi dell’Est Europa, non possiamo continuare a piangerci addosso sperando negli aiuti di Stato. 

Dobbiamo cercare di sviluppare altri settori, ed il mondo del trasporto è uno di quelli.

Solo che noi, in Italia, viviamo nel Paese più arretrato sia per quanto riguarda la logistica che per l’intermodalità.

Anziché continuare a rimbalzarci le colpe (il mondo economico accusa la politica mentre la politica accusa la mancanza di imprenditorialità) dovremmo, insieme, rimboccarci le maniche per far crescere la nostra povera economia, proprio partendo dalla logistica.

"Fate una proposta" – esclama il sottosegretario – "e noi la porteremo avanti"

Se riusciamo a creare una situazione di collaborazione tra il mondo dei trasporti e quello della politica, già avremo fatto tutti un notevole passo verso la crescita. 

In Italia oggi ci sono 500.000 persone che lavorano nel trasporto.

Contro i 2.500.000 che si occupano di trasporto in Germania (un paese più o meno grande come l’Italia, con più o meno lo stesso numero di abitanti, con più o meno la stessa storia).

Cosa ci vuole a portare i 500.000 a diventare 1.000.000, creando ipso facto 500.000 nuovi posti di lavoro?

Creare 500.000 posti di lavoro vorrebbe dire anche far aumentare il PIL di un punto.

Insomma, le premesse sono ottime.

Poi però viene voglia di chiedere al mondo della politica: "Ma allora perché invece che sviluppare le nostre proposte per crescere, continuate a metterci i bastoni fra le ruote? Non ultima la creazione della scheda di trasporto. Un ritorno alla burocrazia del passato che complica la vita degli operatori in maniera esagerata." 

Ecco che anziché proporre altro, dobbiamo – prima di tutto – proporre l’abolizione degli intoppi, delle complicanze, delle macchinazioni che spingono la nostra economia … a rovescio!

Aimonoce, appunto … ECONOMIA a rovescio.

Ma, della serie al peggio non c’è limite, la braccia mi cadono quando comincio a sentire i nomi dei premiati.

Per chi mi conosce, sa che da anni continuo a denunciare il malaffare di chi si proclama leader del settore e poi chiude i bilanci con perdite stratosferiche, facendo passare il messaggio che bisogna lavorare solo per perdere e chi più perde più e bravo.

Ed infatti, eccoli, tutti in fila … i soliti noti: i "perdenti" dal punto di vista finanziario che ci vengono presentati come i "vincenti" del settore.

Con un’altra caratteristica comune: di italianità nemmeno l’ombra.

La maggior parte già premiati lo scorso anno.

Spicca, per il fatto che quest’anno manchi, l’unico che – lo scorso anno – mi ero sentito di elogiare: la ditta AMBROGIO.

Ma visto che quella è italiana e guadagna, ovviamente non fa più testo.

Paolo Federici
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Archiviato in denuncia, giornalismo, Trasporti

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