e intanto la crisi avanza …!

ricordo una vecchia storiella che raccontavano tanti anni fa.

Un uomo aveva un debito e per quello aveva firmato una cambiale. Si avvicinava la data di scadenza e lui era in una situazione di grossa difficoltà. Non sapeva proprio come fare per onorarlo. Questo gli causava un enorme stress, tanto da non dormirci la notte.
Il suo creditore era, guarda caso, proprio il vicino di casa che invece dormiva della grassa tanto che il suo russare lo si sentiva anche attraverso la parete.
La moglie del debitore, stanca di dover passare le notti in bianco, quando ormai si era alla vigilia della scadenza, si alza da letto, chiama il vicino dalla finestra, e gli urla: "mio marito non ce l’ha i soldi per pagarti quella cambiale".
Poi, con calma, torna a letto.
Al marito, che la guarda attonito, dice: "adesso tocca a lui stare un po’ sveglio. Tu, ora, puoi dormire!".
Insomma, il problema relativo alla crisi finanziaria che continua a causare così tanti guai, non sembra avere soluzione a breve.
Così i più furbi, anziché cercare di "incassare" i crediti, semplicemente concedono dilazioni di pagamento più lunghe.
Solo che una cosa è avere un credito iscritto a bilancio ed un’altra cosa è avere i soldi sul conto in banca!
Così si continua a non capire che se non ci sono soldi oggi … non ce ne saranno nemmeno domani (sempreché non vogliate credere alle promesse del gatto e della volpe ed al loro campo dei miracoli).
Allungare i termini di pagamento ai propri debitori comporta la necessità di pretendere analoghe (o magari superiori) dilazioni di pagamento dai propri creditori.
Così il problema non si risolve, ma si rimanda.
Chi ci rimette?
Evidentemente le aziende "sane", che possono sì onorare i propri debiti senza alcun ritardo, ma – dovendo affrontare la concorrenza che concede dilazioni – devono adeguarsi all’andazzo generale.
Non riuscendo dunque a capire quale azienda sia sana e quale invece sia malata (magari terminale), tutte le aziende continuano a vivere in questo limbo senza tempo ("io era tra color che son sospesi", diceva Dante) con una sostanziale differenza:
– le aziende "malate" pur di dar segno di vitalità scelgono di lavorare continuando a perdere soldi (così se oggi hanno un "buco" nel bilancio, domani avranno una voragine). Per loro l’importante è far girare i soldi … fatturando (non importa se poi per ogni 100 euro fatturati ne spendono 200!)
– le aziende "sane" per non … ammalarsi dovrebbero scegliere di lavorare producendo utile
Ma questa soluzione NON è possibile, in quanto il mercato – ipnotizzato dai prezzi "sotto costo" proposto dalle aziende malate – pretende prezzi "in perdita" anche dalle aziende sane.
E tra lavorare per perdere soldi e NON lavorare, sembra quasi che la scelta sia obbligata.
Così ci ritroveremo, fra breve, che tutte le aziende avranno bilanci solo ed esclusivamente in perdita.
La disoccupazione salirà alle stelle, il numero delle aziende che chiuderanno saranno centinaia di migliaia e per non riuscire a curare le aziende malate avremo infettato anche tutte le aziende sane.
Questo è un discorso totalmente inutile: tutti sono sempre e solo alla ricerca del prezzo più basso ed oggi come oggi i prezzi più bassi li fanno quelli che lavorano già da tempo in perdita.
Continuare a dirlo non serve a niente. 
Chiedere di pagare il giusto, nemmeno. 
"E allora perché scrivi questa cose?" direte voi.
Per togliermi la soddisfazione, fra qualche tempo, di poter dire: "io l’avevo detto".
D’altronde anche Galileo l’aveva detto che la Terra gira intorno al Sole, ma il fatto che avesse ragione non gli è servito a niente.
Paolo Federici
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2 commenti

Archiviato in economia, giornalismo, Trasporti

2 risposte a “e intanto la crisi avanza …!

  1. anonimo

    CIAO.
    CHE TI DEVO DIRE? ……………….. SOLO TRE PAROLE: HAI PERFETTAMENTE RAGIONE!
    IL BUCC HA ADOTTATO PER IL 2009 LA PAROLA SPERANZA E L’ANNO STA PER FINIRE, MA LE SPERANZE CHE QUALCOSA MIGLIORASSE ……………. RISPONDI TU …………..
    COMUNQUE IL 2009 NON E’ FINITO ………. LA MIA SPERANZA, SU QUESTO ARGOMENTO, E’ CHE I SOLONI DI QUELLE GROSSE MULTINAZIONALI DEL NOSTRO SETTORE CHE, COME SI SENTE DIRE IN GIRO E NON SO FINO A CHE PUNTO POSSA ESSERE VERO, CHE LICENZIANO, HANNO LICENZIATO O STANNO PER LICENZIARE 20.000 FORSE 30.00 FORSE DI PIU’, PERSONE IN EUROPA ……………………………. SI ACCORGANO CHE ……………… E COMINCINO A CHIEDERE IL PAGAMENTO DEI LORO CREDITI ……… AIUTEREBBERO ANCHE LE PMI E LE MICRO ……………
    PER IL 2010 NON HO ANCORA PENSATO QUALE PAROLA ADOTTARE …. ACCETTO CONSIGLI ……
    UN FRATERNO ABBRACCIO.
    BUCC

  2. anonimo

    Il commento amaro appena letto mi ha costretto a rileggere alcune pagine di H.G.Wells:
    London: HUTCHINSON & CO. (Publishers) LTD. MCMXXXV
    quando in tempi non sospetti faceva un’analisi dei periodi storici e nel capitolo 6 scriveva del "Paradox of Over-Production and its Relation to War". 
    Nel 1935 descriveva perfettamente i tempi odierni e la disoccupazione crescente. A quei tempi la soluzione era la guerra ma nei nostri?
    Diceva che quando si vedono nelle strade divise e bandiere e si sentono cantare inni questo è il momento per i governi per preparare nuove guerre che incanalano le energie rivoluzionarie delle popolazioni che hanno fame ed assorbono personale in esubero impiegandolo negli eserciti e nelle marine. Possibile che non ci siano alternative? Io ho visto aziende sopravvivere solo perché hanno cambiato il loro assetto adattandosi ai tempi ed alle richieste del mercato, ma non è facile. Occorre molta fantasia e la disponibilità a lavorare sodo. Molto sodo.
    In Italia, il solo fatto di cambiare i trasporti dalla gomma alla ferrovia costituirebbe una fonte di lavoro quasi inesauribile per parecchi anni a venire.

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