PAGINEIT
e finalmente i nodi sono arrivati al pettine!
Dopo anni e anni di denunce, dopo anni e anni di reclami, dopo anni e anni di proteste, ieri sera le porte del carcere si sono aperte per i titolari di PAGINE.IT.
In due sono “dentro” (beh, in effetti, uno, alla vista delle forze dell’ordine, si è subito sentito male e quindi è piantonato in ospedale) ed in altri sei sono stati denunciati a piede libero.
Cosa facessero, ormai è noto (almeno a chi frequenta questo mio blog): fatturavano improbabili servizi telefonici … minacciavano di azioni legali che non intendeva pagare … e così facendo si arricchivano.
Se ne era interessato anche Mauro Casciari delle IENE, mandando in onda ben due puntate sull’argomento.
La guardia di finanza si era presentata negli uffici di PAGINE.IT, sequestrando tutto, ma dopo 15 giorni il giudice aveva “dissequestrato” (ed i signori di PAGINE.IT se ne erano vantati sul loro sito, come di una personale rivincita nei confronti delle IENE).
Però, intanto le indagini andavano avanti, e l’ora della resa dei conti … prima o poi arriva.
In questo momento è in corso la conferenza stampa della polizia postale: l’operazione è stata denominata ARABA FENICE 2 (forse perché questa attività continuava a rinascere dalle sue ceneri? Infatti da PAGINE.IT erano diventati ELENCOTELEFONICO.INFO!)
Paolo

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2 commenti

Archiviato in denuncia, giornalismo, giustizia

2 risposte a “

  1. PaoloFederici

    (AGI) – Perugia, 10 lug – Sono originari del Nord Italia ma risiedono ad Assisi i due coniugi, Fiorenzo Moroso di 56 anni e Maria Angela Maltecca di 55, arrestati stamani dagli uomini del Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni e della Guardia di Finanza di Perugia. Dovranno rispondere, unitamente ad altre 6 persone indagate a piede libero di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’estorsione e all’evasione fiscale. Attualmente la donna e’ agli arresti domiciliari, il marito e’ ricoverato in ospedale perche’ colto da malore. L’operazione, che ha preso le mosse da una precedente, denominata ‘Araba Fenice’ (il capitolo attuale e’ indicato con ‘Araba Fenice 2 – n.d.r.) avviata lo scorso anno, e’ stata coordinata dal PM Gabriele Paci; i provvedimenti sono stati disposti dal Gip Ricciarelli. Dalle indagini, illustrate stamani in una conferenza stampa congiunta, condotta da Polizia Postale e Guardia di Finanza, e’ emerso che gli arrestati fanno riferimento alla societa’ di servizi on line Pagineit srl, con sede a Ponte San Giovanni Perugia (con una succursale a Massa Carrara ed operante anche con una societa’ collegata di Pescara – n.d.r.), gia’ oggetto di una perquisizione effettuata a marzo 2009, nella quale lui ricopriva il ruolo di amministratore, lei di gestrice sebbene entrambi non figurassero nell’assetto societario dove erano presenti prestanome e collaboratori a vario titolo, gli attuali 6 indagati. I due coniugi, e’ stato detto, da sempre impegnati nel settore della pubblicita’ erano finiti nel mirino della giustizia fin dal 2005 ma nonostante su di loro penda un rinvio a giudizio per i medesimi reati, nel tempo hanno semplicemente ‘raffinato il modus operandi’. In pratica il meccanismo messo in atto consisteva nell’inviare ad aziende italiane reperite da elenchi ufficiali un fax nel quale dove venivano prospettati servizi di pubblicita’ on line, proposto un periodo di prova gratuito ed invitata l’azienda a comunicare se non era interessata al servizio; in un secondo momento gli operatori del call center del sito http://www.pagineit.it, contattavano le medesime aziende e, utilizzando un frasario ingannevole, chiedevano la conferma dei dati fiscali e, di fatto, concludevano un contratto a distanza.

  2. anonimo

    CASO PAGINEIT
    Finiscono agli arresti marito e moglie nell’inchiesta Araba Fenice2, che cominciò con un servizio delle Iene
    Maurizio Troccoli per perugianews.it • 10 luglio 2009 13:28

    Prende il nome di Araba fenice, l’operazione svolta dalla guardia di finanza e dalla polizia postale di Perugia, che ha portato all’arresto due presunti responsabili di una maxi truffa telematica svolta ai danni di numerose imprese italiane. E’ la nota vicenda che coinvolge la società Pagineit srl, responsabile del sito pagineit.it, per la vendita “fraudolenta” di servizi pubblicitari non richiesti. Agli arresti sono finiti due coniugi: Fiorenzo Marozzo di 56 anni e la moglie, Maria Angela Maltecca di 55, sono stati invece indagati, a piede libero, altre 6 persone con la stessa accusa di “associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla tentata truffa ed estorisione e all’evasione fiscale”. Annalisa Lillini, comandante della Polizia Postale di Perugia ha spiegato ai giornalisti che il nome Araba Fenice “deriva dalla capacità dimostrata più volte dai responsabili di questa organizzazione, di ritornare a compiere la stessa tipologia di truffa, sempre dietro le quinte, anche dopo essere travolti da inchieste”, . Di questa vicenda che ha determinato la perquisizione, nel marzo scorso degli spazi aziendali della società Pagineit, se ne è occupata anche la trasmissione Le Iene, di Italia 1, mettendo in luce il grande giro d’affari che ruotava attorno all’organizzazione e che vedeva come vittime numerose aziende di tutto il territorio nazionale. Questa mattina un giornalista della trasmissione di Italia 1 è ritornato presso l’azienda ed è stato aggredito da un uomo che si trovava sul posto. “E’ di 2 milioni e 800 mila euro il fatturato cartaceo rinvenuto dalla guardia di finanza”, ha detto Salvatore Tarantini, capitano delle fiamme gialle di Perugia: “Ovviamente – ha aggiunto – questi grandi numeri non rappresentano la reale liquidità della società, possiamo dire che queste fatture sono state gonfiate soprattutto per dare al cliente l’immagine di una società dai grandi giri d’affari, quindi credibile”. L’operazione avvenuta ieri mattina e resa nota oggi si è conclusa con il provvedimento degli arresti domiciliari alla donna, mentre per il coniuge è stata predisposta la custodia cautelare in carcere, tuttavia è stato necessario, a seguito di un malore, il ricovero in ospedale, ove è piantonato dalla polizia penitenziaria. Gli agenti hanno disposto il sequestro di tutta l’apparecchiatura utilizzata nei call center di Ponte San Giovanni, di Pescara e Massa Carrara, comprese le linee telefoniche del sito http://www.paineit.it e degli altri siti web a questo riconducibili, oltre ai conti correnti bancari e postali della società. L’indagine è iniziata nel 2008 ed è stata coordinata dal pubblico ministero Gabriele Paci, della procura perugina, “caratterizzata – dicono gli inquirenti – da un rilevante volume d’affari in evasione di imposta, per cui giornalmente continuano a pervenire nuove denunce da ogni parte d’Italia, di imprenditori indotti fraudolentemente a pagare un servizio di pubblicità on line non richiesto, promosso e realizzato da Pagineit”. Ecco quale era il meccanismo utilizzato, secondo la ricostruzione degli inquirenti. “Veniva inviato all’azienda prescelta un fax contenente una presentazione dei servizi publicitari offerti in rete da Pagineit, unitamente all’annuncio di un’offerta promozionale consistente nell’inserimento gratuito di dati aziendali all’interno di alcuni portali telematici, con richiesta, qualora non vi fosse stato interesse al servizio, di una segnalazione in tal senso all’ufficio clienti. Successivamente la stessa azienda veniva contattata dal call center di Pagineit le cui operatrici, utilizzando un frasario ingannevole prestabilito, chiedevano la conferma dei dati aziendali riuscendo ad ottenere gli estremi della partita iva. Quindi l’azienda contattata riceveva una fattura per l’importo di 291 euro a titolo di corrispettivo del servizio pubblicitario offerto in internet, mai richiesto. In caso di mancato pagamento scattavano solleciti telefonici o cartacei. Le pretese venivano avanzate sostenendo che era stato stipulato un contratto telefonico di cui Pagineit conservava registrazione, oltre alle minacce di azioni legali, in caso di insolvenza”. Dalle indagini è emerso che molte aziende che hanno pagato, lo hanno fatto credendo di corrispondere la somma per la pubblicazione dei propri dati sugli elenchi di Pagine bianche, Pagine gialle, Pagine utili o Pagine sì, dicono ancora gli inquirenti. Stando alle indagini l’inganno avveniva a causa dell’ambiguo messaggio della telefonata, dell’assonanza del nome di Pagine it con i noti operatori e della somiglianza della fattura a quelle che da anni gli imprenditori pagavano per l’inserimento dei propri dati nel classico elenco telefonico.

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