chi controlla i “fornitori”?

in questa situazione di crisi, l’attenzione delle aziende è focalizzata sullo stato di salute dei propri clienti: assistiamo ad un “boom” di richieste di informazioni commerciali.
Chi “vende” beni o servizi ha bisogno di una sicurezza: quella di essere pagato.
L’argomento è già stato affrontato varie volte, sul mio blog.
Basterebbe applicare la legge che c’è (ma è europea, e l’Italia sembra non far parte dell’Europa!) e che prevede i pagamenti entro 30 giorni.
Visto che però questa legge – stranamente – in Italia non viene recepita (cui prodest?), non resta che cercare altrove le garanzie che NON ci dà questo governo.
Sappiamo bene che, però, le informazioni commerciali non possono essere dettagliate ed aggiornate: il rischio che un’azienda in attività il venerdì, chiuda passato il fine settimana … esiste, eccome.
Però, verificando i dati di bilancio degli ultimi anni (che sono pubblici!) è possibile farsi almeno un’idea sulla solidità finanziaria dell’uno o l’altro cliente.
Insomma, prima di dare fiducia ad un cliente, ci si pensa due volte (oggi più che mai!).
La domanda è: “perché una analoga attenzione non la si pone nella scelta dei fornitori?”
Oggi come oggi, ormai lo sappiamo, la scelta è soprattutto dettata dal prezzo: il fornitore che fa il prezzo più basso ottiene l’ordine.
Ma siamo sicuri che sia la strada giusta, da percorrere?
Quando (analizzando i bilanci) si nota che certe aziende continuano a chiudere i bilanci in perdita e, nonostante questo trend, continuano – contestualmente – a ridurre i loro prezzi di vendita, non sorge il dubbio che il naturale loro destino sia il fallimento?
A questo punto le aziende sane cosa debbono fare?
Inseguire il mercato (che chiede prezzi sempre più bassi) mettendo così a rischio anche la propria esistenza, oppure sperare che la corsa verso il baratro dei concorrenti non duri troppo a lungo?
Cioè, se quel particolare prezzo significa una perdita secca … lasciamo che la concorrenza acquisisca fette di mercato sempre più grosse: il loro fallimento sarà più veloce.
Partecipare alla corsa al massacro vorrebbe solo dire rallentare la “loro” uscita dal mercato e mettere in difficoltà anche la “propria” azienda.
Tra lavorare per perdere e NON lavorare, io scelgo la “due”.
Se poi la mia scelta sia o no quella giusta, ve lo dirò fra un paio d’anni!
Paolo Federici
(un’azienda del mio settore mi ha sottratto un traffico quotando prezzi del 30 per cento più bassi dei miei. Controllando il loro bilancio, lo scorso anno hanno chiuso con una perdita di quasi due milioni di euro! Possibile che il “cliente” sia così ingenuo da pensare che quel prezzo – del 30 per cento più basso del mio – sia un prezzo di mercato? Quel prezzo SERVE SOLO PER FARE FATTURATO … e sperare che il momento della caduta nel baratro si sposti di qualche mese! Ed io dovrei “adeguarmi” partecipando ad una simile pazzia. Meglio NON lavorare. Dando ragione, per una volta, ai cinesi che dicono: “siediti sulla sponda del fiume e aspetta. Vedrai passare il cadavere del tuo nemico”)

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