dazi e matematica: cui prodest?

sono in tanti a suggerire l’introduzione dei dazi per combattere le troppe importazioni dalla Cina.

Esaminiamo la questione da un semplice punto di vista matematico.

Il costo di un operaio, in Italia, e di 20.000 euro all’anno.

Il costo di un operaio, in Cina, è di 500 euro all’anno.

Quindi, se ogni operaio italiano producesse un solo prodotto in un anno, l’azienda, per guadagnare, dovrebbe vendere quel prodotto a 20.001 euro.

Lo stesso prodotto, l’azienda cinese lo può vendere (guadagnando) a 501 euro.

Per pareggiare i conti, il dazio sul prodotto cinese dovrebbe essere del 4.000 per cento!

E’ realizzabile una politica daziaria del genere?

Sicuramente no!

Quindi, qualsiasi DAZIO venisse messo sul prodotto cinese, non sposterebbe il problema.

Ad esempio, calcoliamo un DAZIO del 10 per cento.

Anziché avere un rapporto tra prodotto italiano (20.001) e prodotto cinese (501) avremmo:

– prodotto italiano: 20.001

– prodotto cinese: 551

Calcoliamo il 50 pct di DAZIO?

– prodotto italiano: 20.001

– prodotto cinese: 751

Un assurdo 500 per cento di DAZIO:

– prodotto italiano: 20.001

– prodotto cinese: 3.001

Il risultato sarebbe che comunque il prodotto cinese manterrebbe la sua “vantaggiosità” rispetto allo stesso prodotto italiano.

Solo che l’aggravio daziario lo pagherebbe il cittadino/acquirente italiano!

Per venire al “cui prodest”: l’unico a guadagnarci sarebbe lo Stato Italiano che intascherebbe un po’ di tasse (i DAZI, appunto!) in più.

Mi sembra analogo al caso del marito che, per fare dispetto alla moglie, si evira.

Allora, cosa facciamo?

Ditelo voi!

Non ci resta che prendere atto che tra due prodotti, uno “prodotto” in Italia ed uno “prodotto” in Cina, non c’è alcuna possibilità di concorrenza.

Quindi, se una cosa la fanno i cinesi, dobbiamo smetterla di farla noi.

Se invece vogliamo veramente metterci in concorrenza, allora dobbiamo indirizzare le nostre aziende alla produzione di qualcosa che i cinesi “NON” possano fare.

Esempi … regionali?

Il parmigiano reggiano (Emilia), i pelati napoletani (Campania), i pomodori di Pachino (Sicilia), l’acqua minerale San Pellegrino (Lombardia), i marmi di Carrara (Toscana), l’olio del savonese (Liguria), il vino (dal Piemonte al Veneto, dal Trentino alla Calabria …)!

Insomma tutti quei prodotti che NON possono essere copiati.

E ce ne sono tanti, ve l’assicuro.

Paolo

(qualcuno lo spieghi a Tremonti, per favore!)

7 commenti

Archiviato in Idee, Politica, riflessioni

7 risposte a “dazi e matematica: cui prodest?

  1. RosaAzzurra

    Cos’ è che i cinesi non possono fare?? copiano tutto!

  2. paoloborrello

    Anche se quei calcoli matematici non li avevo fatti (e hai fatto bene a farli) ugualmente penso in base a considerazioni di natura economica (io mi sono sempre occupato di economia) che i dazi nei confronti dei prodotti cinesi sono dannosi, inutili ed inapplicabili. Il protezionismo non serve assolutamente a niente.
    Ciao

  3. PaoloFederici

    cara RosaAzzurra,
    ci sono cose che i cinesi NON possono copiarci: se qualcuno vuole vedere il Colosseo, deve passare per Roma. Se qualcuno vuole andare a Venezia, deve venire in Italia.
    Insomma, l’industria turistica (italiana!) può e deve sostituire l’industria manifatturiera.
    Visto che ci sono già 65 milioni di cinesi “milionari” … vendiamogli il TURISMO (questo sì, made in Italy ed a prova di copia!)🙂
    Paolo

  4. paoloborrello

    Se vuoi possiamo scambiarci i link dei nostri blog. Fammi sapere.
    Ciao

  5. anonimo

    Le tue sono interessanti osservazioni.

    L’importante è che a Roma per vedere il Colosseo qualcuno voglia andarci.

    Se sfoglio giornali “stranieri” vedo pubblicità di Grecia, Spagna, Turchia… non ho visto nemmeno una pubblicità sull’Italia.

  6. PaoloFederici

    la pubblicità?
    Ormai serve solo a far guadagnare soldi ai pubblicitari!🙂
    Paolo

  7. anonimo

    per l’anonimo n. 5: il guaio è che l’Italia da per scontato che siamo “turistici” per eccellenza. E poi, chi dovrebbe farci la pubblicità? Lo stato, le regioni, i comuni, o i privati? I privati lo fanno, specialmente sugli opuscoli turistici, non rendendosi conto che quello non basta. Un hotel senza l’ambiente che lo circonda con tutto quello che interessa al turista non è che una “casa” dove abitare, per quanto bella possa essere. Comunque c’è un mercato mondiale del turismo dove i “pacchetti” di ogni paese vengono venduti alle agenzie turistiche. Ma questo non basta ancora. Comunque non si preoccupi l’anonimo 5, ci ha pensato Napoli, con tutte le sue bellezze, a farci un’ottima pubblicità! Almeno ci ha reso visibili. Ora sta al governo diramare notizie e foto che contrastino le precedenti. Gaia

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